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La Serie A 21/22 sta assumendo i contorni dell’equilibrio più totale, con tante squadre rinforzatesi durante gli anni e che ora stanno facendo emergere tutti i loro valori. Dall’essere stato un campionato monopolizzato per nove anni dalla Juventus in cui, possiamo dirlo, soltanto una volta non è stato dominato dai bianconeri (quello 17/18 col Napoli secondo dei 91 punti), adesso stiamo assistendo ad un canovaccio totalmente diverso. Le milanesi tornate protagoniste, l’Atalanta che si conferma ancora più grande, le due romane che stanno ritornando in voga tramite le idee dei loro due grandi allenatori, fino ad arrivare al momento di “ricostruzione” o “transizione” – chiamatelo come volete – della Juventus. Citazione di merito, però, va data anche a quelle squadre considerate “medie” ma che comunque si stanno rivelando più che protagoniste nel nostro torneo: Fiorentina, Sassuolo, l’Empoli neopromosso, Verona, Bologna.

Insomma, il sintomo che qualcosa sia cambiato in questi anni anche nella nostra scuola di pensiero, sbeffeggiata e criticata in passato, lo sentiamo tutti. Bravi allenatori stanno emergendo, giocatori giusti, non solo bravi, stanno incominciando ad arrivare in determinate squadre e qualche proprietà nuova sta dando ancora più linfa alla Serie A. Eccezione per il caso Ferrero-Sampdoria, visto che c’è poco da dire. Ma non è tutto oro quel che luccica. Perché se dalla pancia in su della classifica stiamo assistendo a risultati rocamboleschi e, per certi versi imprevedibili, lo stesso non si può dire dalla cinta in giù della graduatoria. Sì perché visti gli andamenti delle tre squadre invischiate nella zona rossa (Genoa, Cagliari e Salernitana), da quest’anno potremmo assistere ad una quota salvezza decisamente più bassa rispetto alle precedenti edizioni. Se nell’era dei due punti a vittoria bastava il filotto di “pareggite” per potersi salvare (questione di matematica), nel calcio moderno dei tre punti non si può dire lo stesso.

Prendete Genoa e Cagliari, per esempio. Due squadre rispettivamente al 18° posto e al 19°. Bene, in 18 partite disputate hanno raccolto la miseria di 1 vittoria, 7 pareggi e 10 sconfitte. Questo per far capire cosa? Che accontentarsi non basta. Accettare di non perdere non può essere il pensiero fisso delle squadre che si devono salvare. Lo Spezia, infatti, ha 11 sconfitte nel suo storico, però occupa il 17° posto a tre punti da Genoa e Cagliari. Il Venezia ne ha 9 di partite perse, ed è addirittura sopra di 7 dal terz’ultimo posto. E’ proprio una maniera diversa di condurre le partite. Il che assume dei rischi; perché mettere il coraggio in campo non è roba da tutti. Puoi prendere un contropiede e buttare punti. Ma la soluzione non è sicuramente rintanarsi dietro per “non prenderle”.

PARLIAMO DI NUMERI

Tra martedì e mercoledì si concluderà il girone d’andata, e delle righe statistiche possiamo già tirarle. Confrontando la classifica dello scorso anno dopo 18 giornate, possiamo vedere che, bene o male, la parte d’alta classifica è analoga. Il Milan comandava con 43 punti, oggi è l’Inter con gli stessi. Anche a metà classifica il copione è molto simile. A far drizzare le antenne è la differenza importante di punti che c’è tra ultime cinque. Facendo paragoni individuali con l’annata scorsa, il Crotone era ultimo a 12 punti, oggi la Salernitana ne ha 8. Il Parma penultimo era fermo a quota 13, oggi il Cagliari ne può vantare tre in meno. Il disastrato Torino 20/21 terz’ultimo aveva 13 punti, mentre il Genoa ne ha 10 oggi nella stessa posizione. A salire si posizionava il Cagliari a 14, mentre adesso c’è lo Spezia a 13. Infine, il Venezia 16esimo ha un punto in più rispetto al Grifone l’anno scorso (17 a 16).

Una legge statistica ci ha sempre detto che la quota salvezza si raggiunge a 40 punti. Negli ultimi anni, in compenso, il trend è cambiato, seppur di poco. Facendo due calcoli, se Genoa e Cagliari mantenessero la media punti del girone d’andata, ne basterebbero appena 31 per salire sulla zattera a fine anno, considerando che lo Spezia è a sole tre lunghezze di distanza al 17° posto. Andando a ritroso, il minor numero di punti raggiunti da una squadra di Serie A per salvarsi sono stati fatti nel 2016-2017, quando il Crotone riuscì a mantenere la categoria con 34 punti, davanti all’Empoli con 32. Tutto questo per dire che là dietro devono muoversi e sterzare una stagione fin qui deludente (in riferimento alle ultime tre). Di sicuro la missione più complicata ce l’avrà la Salernitana, che sta vivendo un incubo extra campo più che una stagione di pallone. Per la credibilità del calcio italiano si spera che la Federazione rilasci una deroga per far finire il campionato ai campani, visto che privare la possibilità ad una squadra professionista di cercare di mantenere la categoria è un qualcosa di fuorviante dalla meritocrazia sportiva. L’errore è stato fatto decisamente prima: perchè se vietiamo le multiproprietà, allora non facciamo iscrivere al campionato le squadre di calcio. Non è che si aspettano i mesi. E il popolo di Salerno, per il tifo magnifico, non si merita tutto questo.

Parlando di campo, la rosa non è assolutamente all’altezza della categoria. E su questo si può fare poco. Diversissimo il discorso per Cagliari e Genoa. Per valori tecnici il club sardo è nettamente la più grande delusione di questa Serie A. Squadra gestita malissimo, piena di sudamericani che rendono poco o nulla, Godin su tutti, e con tantissima confusione tattica. Infine il Grifone, ma siamo alle solite. Undicesima squadra per monte ingaggi del campionato, e ancora una volta è sempre lì a lottare col fiato sul collo per non andare in B. Se nell’era Preziosi la discesa di categoria era stata evitata in tutti i modi possibili, lo stesso non si può dire di quest’anno. L’azzardo Sheva non ha pagato, per ora; anche se mancano tutti gli infortunati per dare un giudizio complessivo. D’altronde far finire una stagione a Ballardini che, storicamente, non le ha mai finite, doveva essere una pazzia. Deve stare attento anche Lo Spezia, che pare aver già esonerato Thiago Motta nel prossimo gennaio così da non pagare una clausola di licenziamento prematuro. Il miracolo Crotone 2016/2017, o quello favoloso di Mazzarri a Reggio Calabria nel 2006/2007 rappresentano attestati di fiducia per chi deve lottare con i denti fino all’ultimo. L’auspicio è che al secondo giro di boa le squadre invischiate nei bassifondi possano quantomeno provarci, nel vero senso della parola, e non per quello che abbiamo visto fino adesso.

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