• Tempo di lettura:2Minuti

Mario Sconcerti, opinionista e giornalista sportivo ha sempre avuto occhio lungo per i talenti. Nelle ultime settimane Rafael Leao ha dimostrato tutto il suo valore. Contro l’Inter e contro la Lazio il portoghese ha ammattito le difese interiste e laziali con grande semplicità e autorevolezza. Passato per attaccante di mediocri qualità, nell’arco di qualche mese è diventato esterno perfetto per l’attacco del Milan. Una vera e propria rinascita per i tifosi che adesso possono sognare di vincere qualcosa di importante in questa stagione. Lo scudetto è un obiettivo difficile, ma la Coppa Italia potrebbe essere quello più facile dato che si giocherebbero solo 3 partite per alzare il trofeo.

Fonte foto: Milan Press

Mario Sconcerti al Corriere della Sera ha analizzato il periodo perfetto di Rafael Leao e lo ha messo in paragone ad Henry: “viene spesso paragonato a Thierry Henry per le lunghe traversate in dribbling sulla fascia sinistra, territorio di caccia anche di Henry. La leggerezza è la stessa, il passo diverso, la conclusione anche di più. Leao ha un passo più corto, più pieno di curve. Henry era una prima punta, Leao è attaccante sublime ma segna ancora poco. Non troppo poco, è su una media a partita vicina allo 0,30, ma non basta per avvinarsi ad Henry che negli otto anni all’Arsenal era su una media di quasi O.70. Per avere un riferimento, Inzaghi e Vieri hanno chiuso con O.49. In sostanza Leao è una seconda punta, prepara il gol agli altri e segna abbastanza per conto suo. Un secondo attaccante ideale. È in un momento di crescita, questo gli porta più continuità, sta facendo progressi su tutto. In fondo non ha ancora 23 anni, li farà a giugno. È possibile che fra un paio di stagioni sia uno dei migliori attaccanti del mondo. Dovrà però arrivare a segnare 12-15 gol a campionato“.

Mario Sconcerti ha poi analizzato le caratteristiche tecniche di Rafael Leao: l’intreccio tra il suo andamento pieno di pause, di cambi di direzione, e la sua potenza atletica, lo rende un giocatore quasi imprendibile ad inizio azione e in progressione. È un piccolo spettacolo di coordinazione. È la sua abitudine all’esattezza che lo rende a volte vulnerabile. È come chiedesse una perfezione difficile da trovare con cura su un campo dove il pallone ha sempre una vita propria. Un po’ di cattiveria e continuità in più, e sarà molto vicino ai fuoriclasse“.