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Dall’analisi del campionato di Milan, Napoli e Juventus alla visione moderna del calcio giocato fino ai complimenti all’Italia di Roberto Mancini: tutto questo ha detto Arrigo Sacchi in una lunga intervista a La Stampa.

L’ex allenatore ha elogiato il gioco della squadra rossonera e azzurra, ricordando i duelli scudetto con il Napoli negli anni ’80. Sacchi parla di Maradona e Van Basten e rivive il campionato 1987-‘88. “A San Siro finì 4-1: capimmo la nostra forza perché non vincemmo semplicemente, ma li affossammo”.

Milan dalle due facce: forte in campionato, avaro in Champions League

“Sulla carta non è la più forte, ma gioca il calcio più vicino all’internazionalità, inoltre è squadra nello spirito e questo l’aiuta a esserlo nel gioco. Accanto ai giovani, interessanti, ci sono due o tre elementi maturi che però conservano entusiasmo e generosità. Hanno subito diversi infortuni, può capitare ma speriamo che la sfortuna non si accanisca: Pioli ne risentirebbe, non ha una rosa come quella del Napoli. Champions avara? Significa che la crescita non è completa, ma va anche detto che il cammino non è stato agevole: oltre ad Atletico Madrid e Liverpool, nel girone c’è il Porto che non casualmente, un anno fa, ha eliminato la Juventus. I portoghesi giocano in undici, sono polivalenti, si muovono senza pensare perché hanno automatizzato i movimenti”.

Il valore aggiunto dei rossoneri? Ibrahimovic

Dio gli ha dato tantissimo e non sempre ne ha approfittato perché pensava gli bastasse, oggi però gioca per la squadra ed è recuperato al collettivo. È straordinario, forse nel derby poteva essere cercato un po’ di più. Difficile, in generale, trovare un calciatore d’esperienza che sappia essere generoso e intelligente: io a Rimini avevo Frosio, un passato in A che non faceva pesare, una volta venne ad allenarsi con 39 di febbre”.

Una battuta su Paolo Maldini

“Solo per chi non lo conosce: è bravissimo, non bravo. Positivo, propositivo, ha cultura e conoscenza. Ed è ben supportato da Massara”.

Pioli contro Spalletti: chi la spunterà?

Spalletti è sempre stato un buon allenatore, solo dava la sensazione di non riuscire a esprimersi totalmente. Pioli adesso imprime uno stile suo: prima non si vedeva, potevano essere squadre di tutti. Deve portarlo avanti fino in fondo, però: con l’Atletico Madrid, rimasti in dieci, è tornato un allenatore “italiano”, fuori gli attaccati e tutti difensori e centrocampisti. Io credo di non aver mai perso in dieci contro undici, nemmeno al Mondiale. E ho sempre difeso lo stile: non lo avessi fatto, avessi cercato compromessi, avessi ascoltato i giocatori che al tramonto di partite bloccate chiedevano di lanciare i palloni in area per sfruttare il gioco aereo, il mio Milan non avrebbe ricevuto tanti riconoscimenti prestigiosi”.

E Inter e Juventus sono da scudetto?

“L’Inter c’è di sicuro. Non ha il coraggio del Milan, ma come qualità individuale è superiore. Juventus? Allegri non ha ritrovato tutti i suoi giocatori, tra le sue gestioni ne sono arrivati altri e forse alcuni sono funzionali alle sue idee. Può risalire perché l’organico resta uno dei migliori, se non il migliore”.

Poi Arrigo Sacchi si è soffermato a parlare del calcio italiano di oggi, diverso da quello giocato mentre lui allenava. Per lui solo felicità per l’addio al catenaccio e loda l’Atalanta:

“Per rimanere sport attrattivo, deve essere così. E intrecciare modestia, entusiasmo, altruismo, passione e intelligenza. Bisogna sapere sempre cosa fare, se giocare corto o lungo, a destra o sinistra. Oggi portabandiera dell’Italia è l’Atalanta, dove tutti partecipano alla manovra, altro che sprecare giocatori per la sola fase difensiva. Così capita che la squadra di Gasperini sfiori la vittoria con il Manchester United che si permette di tirar fuori dalla panchina Cavani, Van der Beek oppure Sancho pagato 85 milioni”.

Una nuova generazione di allenatori giovani:

“È la prima volta. Ed è una soddisfazione. Nel 2014, guardando l’Under 21 contro la Danimarca, meno forte ma ben organizzata, Costacurta mi disse: “Mister ci hanno copiato ovunque tranne che in Italia”. Risposi che siamo fatti così, che cerchiamo di vivere di furbate, ma adesso, finalmente, qualcosa è cambiato”.

Tudor sostiene che i tifosi siano molto esigenti e non vogliono vedere squadre che subiscono e si chiudono dietro. Ronaldo fuoriclasse ingestibile per certi tipi di moduli. Sacchi come ha trattato i grandi campioni?

“I miei non erano ancora ancora esplosi, io li volevo così. Quando arrivarono Rush alla Juve e Van Basten da noi, il campione affermato era il gallese”.

Sacchi antenato del bel gioco

“Soffrivo quando i clienti stranieri dei calzaturifici di mio papà, a Fusignano, ci bollavano, chiacchierando, come difensivisti. D’altro canto nel dizionario del calcio c’erano due sole parole italiane: catenaccio e libero. E non capivo la tesi di un illustre giornalista secondo cui dovevamo difenderci e colpire, non attaccare, perché mangiavamo polenta e non carne. Perché, allora, nell’atletica o nella boxe ci imponevamo? Quando nell’89, dopo aver fatto 5 gol al Real Madrid, alla vigilia della finale di Coppa dei Campioni con la Steaua Bucarest suggerì di “aspettarli e uccellarli”, Gullit mi disse: “Noi li attacchiamo dal primo secondo finché stiamo in piedi”. E così fu”.

Non per ultimo, Sacchi tesse le lodi a Roberto Mancini e all’impresa di vincere l’Europeo:

“Mancini è un eroe: in un campionato con il 70% di stranieri ha selezionato un ottimo gruppo e dato uno stile di gioco, portandoci a vincere in Europa dopo anni di nulla. Venerdì avrà uno snodo importante con la Svizzera: spero che la squadra arrivi in forma”.