La Roma di Fonseca ha 43 punti in 22 partite, 44 sul campo, vista la sconfitta a tavolino contro il Verona. La stragrande maggioranza di questi punti sono stati ottenuti contro piccole e medio-piccole, mentre i giallorossi ancora devono vincere un match contro una big.

Se da un lato i punti contro le piccole e le medio-piccole (che sono più delle big) sono fondamentali per l’accesso in Champions, dall’altro lato questo trend eccellente va mantenuto. E servono vittorie contro le big, fondamentali per la bagarre e in caso di arrivo a pari punti.

Perché la Roma allora è così schiacciasassi contro le piccole? La spiegazione risiede nell’atteggiamento propositivo e nello sfruttare l’errore di queste squadre. Difensivamente la Roma è tutt’altro che affidabile e presta il fianco alle offensive avversarie, ma in attacco è un rullo compressore. Con Villar e Veretout il centrocampo è dominante. Alla manovra centrale partecipano naturalmente anche Pellegrini e Mkhitaryan.

L’ampiezza è meno ricercata, soprattutto alla luce del fatto che Fonseca gioca a tre e gli esterni devono mantenere la posizione. Eppure è al centro che la Roma sfonda. In fase offensiva il gioco di Fonseca prevede l’ingresso in area di tantissimi calciatori. Questa densità e questa grande capacità di occupare gli spazi offensivi mette in crisi avversarie meno dotate tecnicamente. Ciò spiega anche l’elevatissimo score di Jordan Veretout.

Il problema sorge quando di fronte c’è un avversario che dà filo da torcere in termini di possesso, che riesce a buttare il pallone tra le linee e ad effettuare un corretto pressing alto. Lo abbiamo visto, ad esempio, contro la Lazio, ma anche contro il Napoli. In quelle partite, considerata la condizione non eccelsa dei giallorossi, le avversarie hanno bloccato i rifornimenti, hanno avuto la meglio nella battaglia nel settore nevralgico e hanno quindi sollecitato fortemente una difesa già di per sé rivedibile.

Contro le medio-piccole, certe cose non succedono. Ad esempio, ieri l’Udinese si è consegnata alla Roma. I ragazzi di Gotti hanno effettuato un pressing alto, ma la squadra è stata sfilacciata. Tra gli avanti che pressavano e la linea difensiva c’era una distanza esagerata. Ciò ha reso ancora più semplice il compito di una Roma che sfrutta al meglio il gioco centrale. Di conseguenza, ciò ha determinato la presenza di spazi per gli esterni, che sono potuti andare al cross. Per quanto riguarda i centrali, è stato in particolare il centro-destra Gianluca Mancini a contribuire alla manovra e al cross.

Un’ultima osservazione: la Roma commette spesso errori individuali, cosa che con le big si paga, mentre le medio-piccole spesso perdonano. Contro il Benevento Fonseca ha fatto sprigionare la forza d’urto dei suoi, contro Lazio, Juve o Napoli non è successo, vista la qualità delle avversarie.