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Gianluca Mancini sta scalando le gerarchie in seno alla nuova Roma di Mourinho. Il difensore centrale non ha mai difettato di personalità e dal suo idolo Marco Materazzi ha ereditato quella “cattiveria” che lo rende un cliente scomodo per ogni attaccante.

Il centrale parla tanto, a volte troppo: sono proverbiali i suoi diverbi con Villar durante il corso della scorsa stagione, ma si fa sentire per mettere ordine in fase difensiva, per sollecitare i compagni, per scuotere o spronare la squadra.

Dopo appena un paio d’anni è il leader difensivo in compagnia di Smalling, fondamenta della nuova Roma di Mourinho che in lui identifica la nuova “cattiveria” che deve caratterizzare il nuovo corso giallorosso. Al tecnico portoghese Mancini piace tantissimo proprio perché gli ricorda quel Materazzi abbracciato in lacrime dopo la vittoria in Champions, prima di lasciare l’Inter per andare al Real Madrid.

Uomo squadra per eccellenza, con la partenza di Dzeko è diventato immediatamente vice-capitano: subito dopo Lorenzo Pellegrini, nella testa di Mourinho c’è il suo carisma a guidare la squadra nonostante la presenza di giocatori più anziani e navigati, come lo stesso Smalling o Mkhitaryan, o la leadership tecnica di Zaniolo.

Nel galà di inizio stagione contro il Raja Casablanca, è partito capitano e ha messo la firma in calce sulla sua investitura segnando un bel gol sotto la Curva Sud, tornata finalmente a cantare. Il suo post su Instagram dopo la partita lascia intendere che Mancini si è calato totalmente nella parte, assumendosi le responsabilità che Mourinho gli ha messo sulle spalle senza paura.