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Alla fine è stato Massimiliano Allegri ad aggiudicarsi la Panchina d’oro.

Non entriamo nel merito della decisione di quest’anno, ma è lecito far notare una clamorosa incoerenza. Maurizio Sarri aveva vinto il premio nel 2016, dopo aver ottenuto il secondo posto in campionato. Anche nel 2018 è arrivato secondo, direte voi. Il punto è che al primo anno alla guida del Napoli, pur avendo strabiliato con il suo gioco, ha preso un distacco di oltre 15 punti dalla decima giornata, ovvero quando la Juve ha iniziato a giocare.

Nella scorsa stagione Sarri, pur avendo una rosa decisamente inferiore, è arrivato a un soffio dal titolo, che probabilmente avrebbe conquistato senza i gol nei minuti finali della Juve a San Siro e/o con Pjanic espulso. Sono stati i dettagli che hanno fatto la differenza.

Il punto è che Allegri avrebbe meritato di vincere più nel 2016 che nel 2018, quando invece al primo anno in esame il premio è stato assegnato a Sarri. Si è voluta premiare la rivoluzione copernicana portata avanti dal tecnico tosco-napoletano, dalle ceneri dei 63 punti di Benitez, ma quando la Juve è entrata a regime il gap di punti è stato evidente. E gli azzurri hanno perso poi lo scontro diretto a Torino.

Discorso diverso la scorsa stagione,con i 91 punti, che sarebbero potuti essere di più senza l’incidente di Firenze a giochi oramai fatti. A tal riguardo, c’è il forte sospetto che ai fini dell’assegnazione della Panchina d’oro ad Allegri abbiano inciso le parole di Sarri sullo scudetto perso in albergo, parole non condivise neanche da una discreta fetta del tifo azzurro.

Ad ogni modo, il 2016 non è stato l’unico anno in cui è stato insignito del riconoscimento un tecnico che non avesse vinto. Addirittura nel 2009 il premio fu assegnato allo stesso Allegri, il quale guidava addirittura il Cagliari, squadra lontana dalle posizioni Champions.

Per concludere, non possiamo non mettere in luce questa incoerenza, ma la decisione sarebbe giustificata, almeno in parte, se fosse stata preso in considerazione, come fattore dirimente, la linea di condotta di Sarri nel post-Firenze.