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Per il Napoli, chiamato a fronteggiare un attaccante on fire come Giovanni Simeone, quella di oggi pomeriggio sarà una gara tutt’altro che facile dal punto di vista difensivo. La mancanza di Koulibaly, espulso nel finale del derby trasformatosi improvvisamente in una sorta di rodeo, rappresenta un esame non da poco per Rrahmani e Juan Jesus.

Il Cholito pare davvero sia entrato in trance agonistica, con 7 gol segnati in meno di 30 giorni: 1 allo Spezia e ben 6 in due partite a Lazio e Juventus. In effetti, prende la porta quasi ad ogni tiro. Insomma, sta attraversando uno stato di grazia tale, da “costringere” l’AIC ad attribuirgli il premio di calciatore del mese di ottobre.

Il centravanti gialloblù è letteralmente rinato, dunque, dopo le annate altalenanti di Firenze e Cagliari, sia emotivamente, che sul versante tecnico-tattico.

Niente più garra

E’ innegabile che l’arrivo di Tudor sulla panchina del Verona abbia giovato non poco all’argentino. Il croato ha preteso dal suo principale terminale offensivo che non si sfiancasse pure in copertura, lavorando alacremente sotto la linea della palla.

Quindi, niente più “garra charrua”. Ovvero, quello stile tipico di chi, solitamente, interpreta la partita con rabbia agonistica e grande determinazione.

Un sacrificio necessario. Eppure determinate per acquisire una nuova consapevolezza, nonché una migliore lucidità, negli ultimi sedici metri.

Nel sistema disegnato dal nuovo allenatore dell’Hellas, Simeone si limita a fare i gol, alimentato costantemente dall’intensità con cui alle sue spalle si sbattono Caprari e Barak, decisivi nello svolgere un mucchio di funzioni. Non soltanto in fase di finalizzazione.

Tra le linee il Verona fa male

Nella enorme produzione offensiva del Verona di questi ultimi tempi, non bisogna trascurare l’influenza di Caprari, capace di servire su un piatto d’argento succulenti cioccolatini, che il centravanti scaligero poi deve solo scartare.

Generalmente parte da trequartista di sinistra, ma da lì si muove per il campo, abbassandosi ad alimentare il palleggio quando la palla è dal suo lato. Oppure inserendosi alle spalle della difesa avversaria.

Il medesimo atteggiamento che tiene anche Barak, spietato nell’attaccare l’area di rigore quando la palla arriva sul fondo, o associativo tutte le volte che accorciare in zona palla, vicino ai centrocampisti, per consolidare il possesso e favorire la costruzione della manovra.

Monitorare i lanci lunghi

Barak è alto un metro e novanta, ed abbina potenza fisica a sensibilità nel toccare il pallone, nonostante le apparenze lo disegnino come un giocatore muscolare e null’altro.

Determina il gioco, specialmente nei duelli aerei. Del resto, il Verona ama attaccare in modo diretto. Tudor ha creato un contesto molto fisico. Così, se l’avversario impedisce agli scaligeri di costruire dal basso, allora si tenta la sortita aerea. Indirizzando il pallone nell’altrui metà campo per vincere i duelli sulle seconde palle, recuperare in alto il possesso e ripartire in transizione.