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PERIN 6 Un grande pericolo appena iniziata la partita, giacché la Fiorentina parte forte e comprime i bianconeri nella loro metà campo. L’assetto difensivo regge e man mano che passa il tempo Mattia funge più da raccattapalle aggiunto. Conclusioni viola? Zero. E passa la paura. Battezza inutile attendere il verdetto del V.A.R. alla fine del 1° tempo e se ne va negli spogliatoi senza dare retta a presunti falli di mano e sciocchezze simili. Complimenti per il sangue freddo.

DANILO 6,5 Chi non perde mai la calma e le misure delle distanze. Soffre nel 1° tempo Biraghi in avanzamento e Castrovilli che si propone, ma non lascia spazio a pericolose sortite ed anzi chiude provvidenzialmente vari tentativi di traversoni a cercare gli inserimenti viola da dietro. 2° tempo interpretato un briciolo più d’attacco, ma con giudizio. Tatticamente essenziale.

De LIGT 7,5 Gara di grande spessore, in funzione di un’interpretazione inaspettata ed “a braccio”. E’ molto probabile che non si aspettasse di duellare con Vlahovic, ma gli tocca dato che Chiellini ormai si infortuna anche davanti allo specchio di casa sua, facendosi la barba. Non fa vedere letteralmente palla allo slavo, facendo corruscare le sopracciglia a tanti estimatori, pronti a scagliarsi contro la società, in caso di mancato acquisto. Matthijs combatte come un cavaliere durante un torneo alla corte di Riccardo Cuor di Leone, restando in sella al proprio cavallo, senza tema di essere disarcionato. E’ un piacere riservato ai soli veri intenditori di calcio, osservarlo mentre prende posizione a terra, mentre prepara il rinvio di testa pressando l’avversario, anticipando i movimenti altrui prevenendoli. Stasera abbiamo scoperto il vero De Ligt difendente, arcigno quel tanto che basta per giocare nel nostro campionato. Il tutto amplificato dal problema di avere a fianco il suo esatto contrario.

RUGANI 6 Nel complesso qualche giocata funzionale alla squadra la produce. Perché dunque iniziare la litania delle maledizioni che pur si palesano e con polposa consistenza. Dopo 10 minuti di Viola arrembante, Allegri si accorge che su Vlahovic ci va Rugani e lo si sente chiaramente esclamare: “Oh ganzo, che tu fai appresso a codesto 9 fiorentino? Fatti in là, Daniele, per l’amor della Madonna delle Grazie. Boia deh. Matthijs caccialo, vacci tu su codesto Vlahovic” Sono passati 15 minuti dall’inizio e da quel momento Rugani resta libero da marcature. Chi nasce ovale non può morire tondo, per cui invece di fluidificare, si limita a passare indietro a Perin e a cedere il pallone al più vicino, magari anche 2 volte, tre volte… ad libitum. Per vedere chi la dura la vince. In fondo in fondo, ma molto in fondo non combina cataclismi e la sufficienza gliela appioppo.

ALEX SANDRO 5 Va in sofferenza abbastanza presto su Callejon. Bonaventura lo va a puntare, tentando di sbilanciare la difesa juventina, che grazie a De Ligt e i ripiegamenti di Locatelli, regge,ma con le unghie e con i denti. All’ennesima percussione con Sandro saltato, Allegri si gira verso la panchina e richiama Pellegrini, nel tentativo di dare maggiore mobilità alla mancina fascia laterale. Partita da dimenticare.

PELLEGRINI 6,5 Tutta un’altra musica e tutta un’altra presenza in campo, rispetto al predecessore. Sia chiaro, preferisco Cabrini tutta la vita, ma il giovane Luca si impegna non poco nel tentativo di rendersi concreto ed a pieno titolo degno di portare la “sacra casacca”. Ammolla pure un tiro alquanto velleitario, che però non esce di molto.

CHIESA 7 E’ un periodo nel quale non occorre altro che sentire lo speacker fare il suo nome, per dare almeno la sufficienza a Federico nostro. Eppure fatica non poco nella prima frazione a trovare la posizione e a centrare bene i tempi di gioco. Pare correre talvolta a vuoto. Nella ripresa poco per volta decolla, fino a martellate furiose sugli scudi gigliati. Suo un tiro a colpo sicuro che Terracciano devia con un pizzico di miracoloso. Suo un fulmine che si stampa sulla traversa, che continua a tremare anche a distanza di ore. Su di lui Milinkovic si esibisce nel fallo più inutile ed ingenuo della storia della Fiorentina, salutando tutti ed andando sotto la doccia anzi tempo. Che cosa si vuole di più…

McKENNIE 7 La vedo dura per Ramsey, Bentancur ed Arthur aggiudicarsi un posto da titolare, finché Weston McKennie si esprime ai livelli di questa sera. Padrone del centrocampo juventino in tanti frangenti della gara, si produce in una serie di scatti palla al piede da applausi, che mandano un chiaro segnale di rivolta verso un crudele destino. Monta volentieri sui garretti del fiorentino malcapitato che transita sotto il suo naso. Si lascia andare a qualche peccato di gioventù, ovvero sia si va a ficcare in spazi ristretti dalle fattezze dell’imbuto, corre palla al piede perdendo di vista il posto in cui i compagni si trovano per essere sostenuto. Ha ampi margini di crescita, ma già ora la sua corsa appare indigesta agli avversari. Con la Fiorentina in 10, McKennie si presenta come un valore aggiunto a cui la Juventus attinge a piene mani: dal recupero palla al servizio in profondità. Il centrocampo si consolida…

LOCATELLI 6,5 “Geometra Locatelli, è sempre un piacere…” Si alza fino al limite dell’area avversaria, si abbassa fino alla linea dei centrali. Praticamente a tutto campo, detta i tempi di gioco alla truppa. La Fiorentina prova a fare la partita, ma i giocatori juventini sanno di avere in Locatelli un riferimento per ribaltare l’inerzia.

RABIOT 5,5 Per lo meno il mister lo tiene dentro fino a 10 minuti dalla fine ed è segno che non combina guai così tanto gravi. E’ assai più sveglio nel recupero della palla di altre volte e lo fa con buona dose di precisione. Dà però l’idea che “Les chignonnaise” giochi sempre da solo, chiuso in una sorta di torre d’avorio ed appoggiando se stesso nel gioco, per puro caso.

CUADRADO 7 Entra 5 minuti dopo l’espulsione di Milenkovic, per aiutare la squadra a trovare l’episodio decisivo. Ed ecco che si ripete il Juan del derby o quello di Lione o quello del 2 a 2 al Mezza; quello che suggerisce una nuova versione del detto evangelico: “E’ più facile che il pallone passi tra il primo palo ed il piede del portiere se scoccato da Cuadrado, piuttosto che un ricco entri …” Godimento alla stato puro.

DYBALA 6,5 Tuttocampista al servizio del “team”, a scapito della giocata d’effetto di cui va tanto ghiotto il pubblico. Dov’è l’acuto che ci si attende? La veronica che ammalia? Veramente una veronica Dybala la riproduce, cercando l’effetto “prima pagina di giornale” ma fallendo miseramente l’impatto col pallone: ed è subito ripartenza. Risulta il più pericoloso della truppa nel 1° tempo, ma spesso la montagna partorisce il topolino. In compenso prende una dose di maltrattamenti assortiti che ha dell’inimmaginabile, sotto l’occhio compiacente del sig. Sozza (nomen omen)
BENTANCUR S.V. Entra al posto di Dybala per farlo rifiatare e per fare densità in mezzo al campo, stop.

MORATA 6 “Come fai a dare la sufficienza ad un centravanti che non tira mai in porta?” Semplice: il sostegno alla manovra è totale e la profondità viene attaccata in maniera feroce. Morata sa mettere dentro i palloni, ammesso che ne arrivino sui suoi piedi, ma se non arriva nulla, si mette a fare il lavoro “sporco” che nessuno vuol eseguire. Accorcia sovente a metà campo, pronto a ripartite in profondità. Un lavoro pesantissimo e senza adeguata contropartita in termini di soddisfazione personale. 6 tutta la vita!

KAIO JORGE S.V. Entrato a referto, con qualche velleità e nulla più.

ALLEGRI 6,5 Perde Chiellini nel prepartita e si deve fidare di Rugani, che non è il massimo come inizio gara. Non si discosta dal 4 – 4 – 2 marchio di fabbrica e di fronte allo strapotere dei laterali viola, non attende un attimo di più e procede alla sostituzione di Alex Sandro con Pellegrini, forse un azzardo, ma centrato. Vince la partita per una giocata di un subentrato, quindi significa che azzecca i cambi. Certo viene avvantaggiato dal doppio rosso a Milenkovic e conseguente espulsione. Stavolta però i suoi ragazzi si muovono da grande squadra, dimostrando di voler lottare fino all’ultimo per il risultato. Questa è una vittoria che conta, perché ottenuta contro una squadra meglio attrezzata dal punto di vista tattico e più fresca perché priva di tossine da Champions League.

Ora la sosta sarà serena a differenza dell’ultima, avvenuta dopo la sconfitta interna contro l’Empoli.
C’è un tema che staziona sui campi di allenamento alla Continassa: la continuità di risultati e di prestazioni. Le altalene lasciamole a bimbi.