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Capello ha la statura di poter dire quello che vuole, in carriera di campionati ne ha vinti una carrettata e sa cosa voglia dire partire con l’handicap. La sua prerogativa, quando era l’annata giusta, era quella di partire fortissimo e poi gestire la dote mentre le avversarie si affannavano a recuperare disperatamente terreno. Nel suo modo di intendere il campionato come una corsa a tappe, la Juventus di Allegri è fuori dai giochi.

Per Don Fabio non è un problema di qualità ma di quantità di squadre che si sono portate avanti con il lavoro. Davanti ai bianconeri non c’è una squadra sola in fuga, ma un nutrito gruppo di pretendenti che sono attrezzate e agguerrite. Il terreno perso da Napoli, Milan, Inter, Roma e Atalanta sembra difficile da recuperare anche in relazione alla tenuta mentale della squadra bianconera, che al netto delle ultime vittorie, appare più fragile e meno coriacea rispetto alle ultime versioni “allegriane”.

La crescita tecnica e qualitativa delle pretendenti fa il paio con una rosa rinnovata, giovane e alla fine del ciclo dei “vecchi leoni” che sembrano aver scemato la loro indomita voglia di vincere dopo aver trovato la consacrazione internazionale dell’Europeo. I vari Bonucci e Chiellini stanno pagando un fisiologico appagamento nonostante il loro ringhiare, via social, sia più vivo che mai.

Nelle parole di Capello c’è un sunto di questa concomitanza di fattori:

“Secondo me la Juventus è già fuori dalla corsa Scudetto. È già troppo lontana dal vertice e ha tante squadre davanti. E’ un campionato molto combattuto e se devi recuperare punti a Napoli, Milan, Inter e Roma diventa complicato. In Serie A ci sono delle novità interessanti ma quando guardo la Premier è un altro pianeta. Merito anche degli arbitri. 

Dopo averla toccata piano verso i bianconeri, il tecnico di Pieris si è dunque soffermato sull’’annoso problema della “cultura arbitrale” italiana, che danneggia le nostre squadre in ambito europeo. Il paragone con la Premier è impietoso: il calcio inglese domina le competizioni europee e i motivi sono anche da ricercare nel diverso approccio arbitrale e, conseguentemente, di agonismo tra i due campionati

Da noi ogni contrasto è un fischio, all’estero non buttano la palla fuori neppure con l’uomo a terra. Mi fa ridere quando anche dei miei colleghi in tv per giustificare un fallo dicono “Beh, lo tocca”. Che vuol dire? C’è gente che si tuffa in continuazione, i famosi falli di svenimento. Così non cresciamo di livello”.