Il solito implacabile José Mourinho, la cui padronanza nel tenere la scena davanti a una pletora di giornalisti è ancora, assolutamente, totale, ammaliante e spesso irridente. Scherzando dice la verità, usando metafore crea titoli e crea titoli quando vuole e come vuole, abusando in maniera quasi imbarazzante del mezzo stampa e di chi crede di saperlo padroneggiare.

Il low-profile scelto dallo Special One nella prima parte di conferenza stampa lascia spazio alle stilettate e ad una promessa fatta proprio nei supplementari della conferenza stampa. “Come ci vedo tra tre anni? Festeggiando”.

Tra l’inizio della conferenza stampa e la frase di chiusura ci sono una marea di puntualizzazioni e paletti che vengono messi senza che nessuno o quasi se ne accorga, come ad esempio quel “da quando sono qui ho già dovuto cambiare numero di telefono tre volte”, chiaro riferimento alla pressione spesso inopportuna della stampa romana.

Quando afferma di non aver chiamato personalmente nessun giocatore, guardando poi Tiago Pinto, è difficile capire se stia bluffando o meno, ma il rumore dei nemici lo sente e si esalta rimandando al mittente ogni genere di paragone tra lui e Conte: “Ci sono allenatori che nei loro club sono imparagonabili, qui ci sono Liedholm e Capello, all’Inter non si può paragonare nessuno a me o a Helenio Herrera.”

Ridimensionato il tecnico leccese, arriva anche la minimizzazione dell’impresa della società nerazzurra odierna e della sua politica: “Il nostro progetto deve essere duraturo ma allo stesso tempo sostenibile, non vogliamo vincere una volta per caso magari uno Scudetto senza pagare gli stipendi ai giocatori”.

Per la Roma la parola d’ordine è lavoro, crescita e soprattutto tempo: “Sappiamo da dove partiamo, siamo arrivati settimi a tanti punti dalla Champions, sarà un processo che richiederà tempo e lavoro, il tempo deve essere il mantra”

Alla prima domanda “scomoda” su chi avrà la fascia di capitano tra Pellegrini e Dzeko il tecnico di Setubal fa capire l’andazzo della comunicazione che uscirà fuori da Trigoria: “Credo che sia un tema da affrontare con i diretti interessati e che non debba uscire dallo spogliatoio, non credo che sia di interesse pubblico ed è giusto che queste tematiche non si decidano leggendole sui giornali”.

Mourinho poi ovviamente viaggia sul mercato in sintonia con Tiago Pinto: “La perdita di Spinazzola è lunga, Calafiori è un prospetto molto interessante ma, mi dispiace caro Tiago (Pinto ndr), ci serve un terzino sinistro” dice ridendo. Il direttore sa con chi ha a che fare e rincara la dose “Faremo una squadra all’altezza di Jose Mourinho, nonostante il mercato di quest’anno sia molto particolare”

Un Mourinho apparso più maturo, forse meno esplosivo dell’ormai famosa prima conferenza stampa da tecnico interista, ma anche molto determinato, soprattutto nel ribadire che il suo destino è vincere “Se io faccio qualcosa di straordinario, è normale. Se qualcun altro vince quello che vinco io, è straordinario. Sono vittima della mia immagine.”

Convincente e magnetico come sempre, non passerà molto tempo prima che Mou diventi l’idolo della piazza giallorossa ed anzi, lo possiamo dire con certezza, probabilmente già lo è. Siamo sicuri che sia ben consapevole delle aspettative che lo circondano, dell’affetto incondizionato che lo accompagna: una responsabilità che è pronto a prendersi sulle spalle che, da quanto visto oggi nella prima conferenza stampa da tecnico giallorosso, sono molto larghe.