È un mondo folle: un ragazzo straniero che gioca a calcio si alza su una sedia per un rito di iniziazione comune a tutte le squadre del mondo e davanti a tutti, in maniera goliardica, intona quella che per lui è semplicemente una canzone: per lui vale come “Azzurro” di Celentano, o magari è più orecchiabile di “Volare” di Modugno, magari l’ha sentita nella serie “La Casa di Carta” e gli è piaciuta.

Magari sa che è famosa, che magari nel cantarla tutta la squadra potrebbe accompagnarlo perché in fondo la conoscono tutti, ma proprio tutti. Come può immaginare un ragazzo albanese di ventisette anni che quella è una canzone simbolo della Resistenza partigiana, un inno che veniva cantato mentre sui colli e in mezzo ai monti si combattevano i tedeschi e i fascisti?

E che cosa ne poteva sapere del fatto che la tifoseria biancoceleste nella sua frangia più estrema, senza usare giri di parole, è fascista? Riccardo Cucchi e la parte moderata del tifo biancoceleste hanno sottolineato a più riprese che la maggior parte della tifoseria della Lazio è moderata, e ci mancherebbe.

Il problema è che quella più rumorosa, quella che in uno striscione esposto a Roma Nord gli ha dato del verme, non capisce la relatività della situazione e non capisce che Elseid Gëzim Hysaj da Scutari, nato nel 1994 in Albania, non aveva la minima idea di che cosa stesse andando a cantare.

Lo poteva forse sapere Sarri? Certo, Sarri lo sapeva bene ma ha evidentemente sottovalutato, come tutti, la rabbiosa ed eccessiva reazione di una frangia politicizzata e spiccatamente di destra che, forse, si prende troppo sul serio e usa queste “gaffe” per far parlar (male) di sé.

Hysaj ha capito ben presto dove è finito, probabilmente anche Sarri se ne è reso conto nella maniera peggiore. Lo ha capito anche l’agente dell’albanese che ha difeso a spada tratta il suo assistito in un intervento a “Il Mattino”:

“Ma cosa volete che ne sappia di Bella Ciao. È un ragazzo albanese che pensa solo al calcio che ha sofferto tanto per arrivare dove è arrivato. Non ha pensato al significato di quel ritornello, al fatto che sia l’inno partigiano della seconda guerra mondiale. Gli piaceva e l’ha cantata. È pure lui adesso scombussolato da tutto quello che sta succedendo attorno. È finito al centro di una questione politica di cui non aveva idea, vuole che i tifosi capitano che gioca a calcio e basta”.