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Viaggio nella mente del tifoso del Toro, tra le urla di gioia per la vittoria a Reggio Emilia allo sdegno per l’erba sempre più folta del Robaldo, ormai in balia delle 4 stagioni.

Siamo strani noi tifosi. Chi più e chi meno, si finisce con il commettere l’errore di sempre : immaginare e credere che si pensi ciò che si dice. I social media, in questo caso, ne sono la vetrina ideale.

Come ogni anno, la prima tappa ferma ai mese di luglio, quella del “quest’anno ci riproveremo” o del “siamo sempre alle solite“. Le vittime sono ovviamente i giocatori. Le foto su Instagram delle loro vacanze, i sorrisi ed i tuffi dagli yacht dopo l’ennesima stagione deludente sui campi da calcio, irritano : “Ecco, vedete? Loro pensano a divertirsi anzichè andare in palestra per prepararsi e concentrarsi..” . C’è chi poi si focalizza sul Fantacalcio : “Forza Zaza, segnane qualcuno..”. Insomma, il male comune è il giocatore che guadagna tanto e rende poco. Insalata mista, nemmeno troppo condita.

La seconda tappa è l’incontro con la squadra in ritiro. “E’ presto per contestare. Poi perchè contestare? Aspettiamo, vediamo, valutiamo, giudicheremo poi..” si sente sussurrare tra la gente presente. In fondo c’è Juric, in fondo ci si appella alla pazienza ed alla preparazione di un tecnico che a Verona ha fatto miracoli con pochi spiccioli. “Perchè pagare un tecnico 2 milioni se dietro non c’è un progetto?“. Si sa, si è poveri. Ed il povero si accontenta di un tozzo di pane. Se immerso poi nel pomodoro ci si ritiene persin fortunati.

La terza tappa è una delle più divertenti : il calciomercato. In questi ultimi 16 anni il tifoso ha sempre vissuto una specie di psicodramma. La paura perpetua di vedersi crollare da davanti agli occhi quel castello di carta del settimo, ottavo, dodicesimo posto non ha mai smesso di materializzarsi in questo periodo. Eppure si sogna tutti insieme, mano nella mano. “Torreira è forte, ci servirebbe come il pane..” scriveva un caro amico emiliano, “…servono 3 trequartisti, 2 centrali, 1 portiere, 4 ali forti..” aggiungeva un altro tifoso, sfoderando una lista della spesa come quella che le nostre mamme ci mettevano in tasca per mandarci a fare la spesa. Il tempo passa, gli acquisti latitano, le speranze naufragano nel più scontato “Cairo non spende? Cairo vattene! ” Lo slogan è pronto. Contestare in questo caso parrebbe d’obbligo. Insomma, ogni anno la campana di vetro presidenziale con la quale viene avvolto il tifoso ha quel non so che di magico da avere il potere di resettare il suo microchip, come e quando gli pare.

La quarta tappa, quella più lunga e tortuosa è rappresentata dal Campionato. La squadra perde male, il tifoso contesta. La squadra vince bene, il tifoso esulta. Insomma, il pensar leggero fa salire il tifoso sulle montagne russe. Chi soffre di vertigini preferisce non intervenire. In fondo, il bello del voler vivere alla giornata non comporta chissà quali fastidi : si esulta quando si vince, si impreca quando si perde. Concetto tanto semplice quanto schietto.

C’è poi un temine tanto controverso quanto universale : contestazione. Roberto Gervaso sosteneva che in Italia, la protesta è più rivendicazione di privilegi che di diritti. Ebbene, avesse conosciuto la Storia e la Tradizione di questa maglia, si sarebbe ricreduto. Il Torino Fc targato Urbano Cairo è un insieme di progetti creati con le migliori intenzioni e lasciati a metà : basti pensare al fatto che la rosa attuale sia ancora in parte figlia del progetto di Mazzarri, aggiungendo piccoli sprazzi di Longo, Nicola e di Giampaolo. Il Filadelfia è lì, nuovo di zecca, ma ancora ampiamente incompiuto. Il Robaldo, poi, è un trionfo di natura selvaggia e di scenari spettrali.

Il genio imprenditoriale di Cairo è sotto gli occhi di tutti : lo slogan presidenziale del “quest’anno farò un grande Toro” sembra tanto quel “stasera si cucca!” detto davanti allo specchio a 15 anni prima di uscire il sabato sera. Poi, come sempre, si tornava a casa a mani vuote. La soggezione cairota acchiappa chiunque abbia una corta memoria storica, oppure, peggio ancora, coinvolge attivamente chiunque voglia farsi del male sperando di non farsene. “Perchè protestare? Perchè perder tempo? Tanto quello non se ne va..” , è uno dei tanti commenti che si leggono spesso e volentieri. Poi, però, lo si legge scrivere quel “Cairo Vattene!” che più che slogan è diventato lo sfogo eternamente incompiuto, tanto quanto il progetto stesso di Cairo.

Il Toro targato Ivan Juric sembra stia promettendo bene. In fondo sono stati acquistati 4-5 giocatori, quasi tutti in prestito, ma con ogni probabilità congeniali alle idee tecniche e caratteriali del mister. Sia chiaro però, non ci si dimentichi che tutto ciò che di “granata” ci è stato tramandato dai nostri anziani, questo Toro non ha assolutamente nulla. Allora che si gioisca di queste prime vittorie, che ci si senta di stare vicino a questi ragazzi che vestono la nostra maglia. Che si aggiunga un po’ di zucchero per inghiottire la solita, benedetta pillola. Ma che non si perda di vista l’unico vero obiettivo che dovrebbe unire ognuno di noi : lottare per i nostri principi. Sempre.

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