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Analizzando le rose delle squadre di Serie A della stagione sportiva 2021-2022 che sta per iniziare, salta all’occhio un dato interessante che merita di essere approfondito. Ben 13 portieri su 20 sono stranieri e delle prime sette squadre classificate solo il Napoli ha un italiano potenzialmente titolare, Meret, in concorrenza tuttavia col colombiano Ospina. Le altre big hanno preferito far difendere i propri pali da portieri stranieri. La Juventus ha confermato Szczesny, l’Inter l’esperto Handanovic, il Milan orfano di Gigio Donnarumma si è affidato al talento del francese Mike Maignan, la Roma ha puntato sul portoghese Rui Patricio, l’Atalanta ha sostituito Gollini con l’argentino Juan Musso, la Lazio di Sarri ha deciso di continuare con il duo Reina-Strakosha.

Se tale scelta, da parte dei top club italiani, può risultare comunque sensata considerato l’indiscutibile livello tecnico di quest’ultimi, meno comprensibile risulta la decisione dei club di medio-bassa classifica di puntare su profili stranieri. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato dal Torino che dopo l’era Sirigu ha deciso di affidarsi al serbo Milinkovic-Savic il quale dopo anni di girovagare (tra i vari prestiti ad Ascoli, Spal e Standard Liegi collezionando pochissime presenze) ha fatto ritorno sotto la Mole l’anno scorso giocando solo 5 partite caratterizzate da un paio di topiche clamorose e replicando alcune incertezze già in queste prime amichevoli precampionato della squadra granata. Torino che annovera tra i suoi portieri anche il giovane Luca Gemello, prodotto del vivaio e reduce da un’ottima stagione in serie C col Renate al quale sarebbe opportuno concedere un’opportunità. Fiorentina e Bologna hanno deciso di continuare con i polacchi Dragowski e Skorupski, le neopromosso Salernitana e Venezia di affidarsi rispettivamente allo sloveno Belec e al finlandese Maenpaa.

Cosa sta accadendo ai nostri portieri? Luca Marchegiani, ex portiere di Torino e Lazio con la quale vinse uno Scudetto commenta così il momento particolare che stanno vivendo i portieri italiani:

Semplicemente sta accadendo con i portieri quello che da tempo succede già in tutti gli altri ruoli: a parità di qualità i dirigenti scelgono uno straniero”

Dino Zoff, ex portiere della Juventus e Campione del Mondo nel 1982, rincara la dose:

“I nostri a volte vengono penalizzati ed è un errore, ma a volte un po’ si nascondono. Io non so se è una moda oppure l’inizio di una crisi della scuola italiana, ma di una cosa sono certo: se sei bravo giochi. Quindi ai ragazzi italiani non resta altro da fare che lavorare e migliorare. Ce ne sono di bravi. Sta però a loro mettersi in mostra e convincere allenatori e dirigenti. Devono crescere, a volte scegliendo squadre dove magari guadagnano meno ma che consentono loro di giocare con continuità e migliorare”.

Il dato di fatto preoccupante è che si è perso nel corso degli anni il valore del portiere italiano, un ruolo delicato e importante in cui l’Italia ha fatto scuola. Occorre invertire questa tendenza ed avere più coraggio al fine di ricostruire una categoria che anni fa ha potuto vantare grandi portieri come lo stesso Dino Zoff, Gianluigi Buffon, Francesco Toldo, Gianluca Pagliuca, Walter Zenga solo per citarne alcuni.