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Otto anni! Tanti sono ormai gli anni da quando il Torino FC acquisisce in concessione inizialmente ventennale ma successivamente trentennale l’ex impianto del Nizza Millefonti, per appunto il Robaldo. Proviamo a ricostruire questa vicenda che ormai ha del grottesco e del dilettantesco.

Anno 2016: il Torino di Urbano Cairo acquisisce in concessione per vent’anni l’impianto sportivo del Robaldo. Su richiesta del club granata viene successivamente concesso per ulteriori dieci.

Nel maggio 2018 viene presentato il progetto. Investimento di quattro milioni di Euro circa per la costruzione di cinque campi di allenamento per le giovanili dall’under 18 in giù oltre a palestra, strutture per gli allenamenti e tribune.

11 Febbraio 2019: il Comune di Torino concede ai granata l’area sita in strada castello mirafiori 285 consegnando le chiavi alla Società di Urbano Cairo. Teoricamente il club può iniziare i sopraluoghi per le valutazioni ambientali ed i lavori da fare.

Solamente dopo 5 mesi però Il Torino presenta la richiesta all’ufficio protocollo edilizio del comune di Torino per ottenere il permesso a costruire, documento indispensabile per poter iniziare i lavori. Il Comune a quel punto ha 150 giorni per valutarla ed accettarla. Il Comune di Torino è molto più veloce e già ad Ottobre 2019 richiede prima un’integrazione documentale e rilascia l’ok definitivo per poter iniziare i lavori.

Nel luglio 2020 il Coni concede l’ok (obbligatorio per poter avviare i lavori). Il Torino ha infatti dato rassicurazioni per ciò che riguarda il passaggio di una via d’accesso al Parco Sangone da Strada Castello di Mirafiori. La strada passerà da dietro il quinto campo di allenamento quindi. Solo a quel punto il Coni concede l’ok definitivo.

La data più importante è marzo 2020 perché arriva il permesso definitivo per l’inizio dei lavori. Il Torino FC può iniziare finalmente i lavori del Robaldo ed ecco il primo colpo di scena. Perché dopo l’ok dato come da progetto del Torino, il club presenta magicamente una variazione che rallenta notevolmente l’inizio dei lavori.

Il Comune di Torino però è veloce nella burocrazia e già a maggio concede l’ok definitivo per poter finalmente iniziare a scavare e ripulire ciò che nel frattempo è diventato più una giungla amazzonica che un centro sportivo.

Le modifiche fatte riguardano principalmente la viabilità esterna e cioè la realizzazione a spese della società granata di una strada di collegamento tra il Parco Sangone e la viabilità pubblica: insomma evidentemente una spesa non prevista per Urbano Cairo.

A quel punto a luglio 2020 ultimati gli ultimi dettagli si può partire con i lavori del Robaldo. Inspiegabilmente di ruspe vere non se ne vede neanche l’ombra tranne quelle giocattolo portate in segno di protesta e goliardia da Oscar Maiorano, membro e fondatore del Comitato Difesa del Toro nonché co-conduttore della trasmissione streaming in onda il martedì sera “Osservatorio Granata” insieme a Leo Menegazzi.

Passano i mesi senza l’anima di un operaio e tantomeno di una ruspa che scavi, mentre la situazione del Robaldo è diventata sempre più catastrofica ai limiti della decenza.

Tutto risolto? No perché dopo tempo immemore viene magicamente scoperto, dopo un sopraluogo fatto da tecnici del Torino, che esiste un cavo dell’alta tensione scoperto che deve essere interrato dall’IREN, la Società elettrica di Torino. Ma quando viene fatta la segnalazione al Comune di Torino? Secondo un portavoce dell’Assessore allo Sport, il Comune di Torino riceve la notifica solamente nella primavera 2022 e cioè quasi 8 mesi dopo l’ok definitivo del Comune per l’inizio dei lavori.

Cosa succede a questo punto? Semplice, lavori fermi! Ma com’è possibile che una Società professionistica interessata a costruire il suo centro sportivo, fondamentale per la crescita dei propri giocatori non si sia accorta subito di questa problematica? E come mai questa emerge solamente dopo otto mesi?

L’impressione è, come sempre, in casa granata di una non volontà di investire nel Robaldo altrimenti non si spiegherebbero i tempi biblici e le continue modifiche al progetto che ne hanno determinato lungaggini e rinvii, nonostante la celerità del Comune di Torino.

Nel frattempo, mentre a Torino ci si dilunga da ormai otto anni tra impedimenti vari, a Firenze Rocco Commisso in pochi mesi ottiene permessi e presenta un progetto per 85 milioni di Euro sia per il Viola Park (un gioiello sia per la maschile che la femminile) sia per lo Stadio di proprietà, dando il via nel 2022 alla posa del primo albero e dando quasi inizio ai lavori.

Nel mentre si attende il sotterramento del cavo, e si scommette sulla prossima scusa per ritardare l’inizio dei lavori. Chissà… forse miei nipoti riusciranno a vedere prima o poi un centro sportivo del Toro!