Marco Cassardo, scrittore, prima di tutto, è diventato mental coach da qualche anno e ha un paio di giocatori della serie A croata e un giovane talento dell’Empoli tra i suoi, chiamiamoli, clienti. Tifoso del Toro ha la sua idea ben precisa dove si trova il principale problema della squadra.

Un mental coah oggi forse serve più ai tifosi del Toro che ai giocatori stessi, che ne dici di questa frase?

“Ne avrebbe bisogno ognuno di noi, c’è un delirio psicotico di cui non riusciamo ad uscire, servirebbe una società evoluta che ha un suo staff, a partire dai ragazzini. Dovrebbe avere un gruppo di psicologi per lavorare con giocatori e allenatori. C’è solo la Juventus che ha un gruppo di psicologi al seguito”.  

Ad un giocatore come può servire un mental coach?

“E’ una figura che serve per ottimizzare le prestazioni, togliere dalla sua testa tutto ciò che non serve. Serve per migliorare gli allenamenti e tutto quanto è il campo, migliorare la sua performance, uscire dai falsi pensieri”.

Può servire anche ai giocatori del Toro, spesso sottomessi alla figura del Grande Torino.

“Forse ai più giovani, oggi è diverso, perché la colpa è della società. La gestione Cairo è fallimentare sotto tutti i punti di vista. Posso dire che l’ombra del Grande Torino c’è stata fino alla partita di andata contro l’Ajax, finale di Coppa Uefa. Ha influito, soprattutto in casa hanno fatto una partita da paralizzati, ad Amsterdam fu più semplice giocare”.

All’inizio però Cairo ti aveva preso.

Ero contento di lui, ma quando siamo venuti in A, con la Juve in B, invece di fare un progetto importante, acquisti mirati, è arrivata gente come Fiore, Pancaro, Abbruscato e Stellone prime punte. Poi c’è stato il momento di grandi illusione, con Cerci e Immobile. Poi sappiamo com’è andata”.  

Credi nella salvezza?

“Il valore della rosa e con Nicola direi che possiamo farcela, con Belotti, Nkoulou Izzo, Baselli, Sanabria, anche se sono deluso dalla partita di domenica, che è stata deprimente dopo la vittoria contro il Sassuolo. Se Sirigu fa le parate come visto contro la squadra di De Zerbi, ci credo. Non abbiamo però ancora fatto un’impresa, bisogna fare un colpaccio per salvarsi. Problemi di testa? Non credo, è la società a non essere strutturata, che non dà gli stimoli giusti. Occorre avere dirigenti di peso e che Cairo resti il più possibile a Milano, perché non capisce nulla di calcio, a differenza di gente come Cellino e Zamparini, per fare degli esempi. Ci vorrebbe una figura importante, un tipo alla Galliani. Via tutte le cariche inutili. A Cairo non ci crede più nessuno, dovrebbe vendere la società, rivoluzionare tutto”.  

Cos’hai pensato della lettera di dimissioni di Prandelli?

“Sono stato ammirato da quanto letto, l’ho  condivisa. Il calcio sta vivendo un momento difficile, il Covid è stato una mazzata tremenda, senza tifosi il calcio non si può seguire, manca il fascino tribale, ha scarsissimo appeal verso i ragazzi. Oltretutto c’è un potere esasperato delle grandi squadre, questo è un periodo di grande crisi, causato anche da stadi non più adatti. Bisogna costruire strutture al massimo da 40mila posti e riempirli completamente, concedendo uno spettacolo di un certo livello. Gli unici stadi seri sono San Siro, Marassi, lo Stadium, il Mapei. Gli altri sono sorpassati”.

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