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La Roma è stata sconfitta ieri dal Milan per 2-1 all’Olimpico. A prescindere dalla contestatissima direzione arbitrale di Maresca, i giallorossi hanno disputato una gara estremamente deludente fino al rosso di Theo Hernandez. La compagine di Mourinho si è svegliata sono nel quarto d’oro finale, complice la superiorità numerica.

I numeri delle 38 partite contro le top 6 (Inter, Juve, Milan, Napoli, Lazio, Atalanta) dalla stagione 2018-2019 ad oggi sono eloquenti. 6 successi, 15 pareggi e 17 sconfitte. In 38 partite, ergo un campionato intero, sono arrivati appena 32 punti. La Roma ha vinto meno di un big match su 6.

Il discorso mentalità regge in parte. Prima c’era di Francesco, che nel 2017/2018 aveva raggiunto la semifinale di Champions League. Poi era arrivato il turno di Paulo Fonseca. Adesso in panca c’è José Mourinho. Il portoghese ha perso 3 big match su 4. La sua squadra ha avuto un sussulto d’orgoglio contro il Napoli, gara in cui ha tirato fuori un carattere non emerso in altre gare.

Pur volendo partire dal postulato secondo cui Fonseca non è un fenomeno e Mourinho è in fase calante, questi dati esulano dagli allenatori. Il motivo principale va ricercato nella rosa. Luciano Spalletti aveva in squadra calciatori di temperamento. Basti pensare a Manolas all’apice della carriera, a Rudiger, a Salah, a Dzeko, a Nainggolan tra gli stranieri. E, naturalmente, la presenza di Totti (anche agli ultimi scampoli) e De Rossi era fondamentale.

Questa Roma manca di leader. Pellegrini è un cuore giallorosso, ma non è certamente un leader alla De Rossi. Abraham era partito bene, ma per adesso sta facendo rimpiangere Dzeko. La difesa è semplicemente mediocre, non essendoci alcun centrale di livello. Uno dei fattori era Spinazzola ma è assente per infortunio. Zaniolo è un calciatore di grinta e di spessore, ma sta predicando nel vuoto.

Da tempo la rosa giallorossa è piena di criticità. Uno dei mali sono coloro che, puntualmente, sono portati a sopravvalutare questa squadra ad agosto. C’era chi parlava di lotta scudetto solo per la presenza di José Mourinho in panchina. I problemi erano evidenti con Fonseca e il tecnico è stato il capro espiatorio. Inoltre, la gara contro il Bodo è stata eloquente per quanto riguarda la qualità delle riserve.