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Il campionato ucraino è uno dei meno “aperti” d’Europa: dalla sua fondazione, infatti, è stato una sorta di duopolio Dynamo Kiev-Shakhtar Donetsk (rispettivamente 16 e 13 titoli), con l’eccezione risalente alla prima edizione (1992), che vide l’inatteso trionfo della compagine crimeana del Tavrija di Sinferopoli.

Dissoltasi l’Unione Sovietica, ciascuna delle quindici Repubbliche provvide (anche) a organizzare un proprio campionato di calcio: l’Ucraina optò per un veloce torneo “sui generis” della durata di pochi mesi, strutturato su due gironi da dieci compagini (in precedenza iscritte alle varie divisioni sovietiche) ciascuno, con le due vincitrici a contendersi il titolo in una finale secca.

Tale “fretta” fu dovuta all’intenzione di iscrivere le compagini ucraine alle Coppe Europee già dalla stagione 1992-’93.

Il girone A vide imporsi il Tavrija Sinferopoli (con due punti di margine sullo Shakhtar Donetsk, secondo), mentre il raggruppamento B fece registrare il netto successo della favoritissima Dynamo Kiev: già “grande” del calcio sovietico, la compagine capitolina distanziò di ben sette punti (30 a 23) il Dnipro di Dnipropetrovsk (noto ai tempi dell’URSS come Dnepr Dnepropetrovsk).

La finale, giocatasi il 21 giugno 1992 allo stadio “Ucraina” (fino al 1990 denominato “Družba”, cioè “amicizia”) di Leopoli, si risolse con l’inatteso successo del Tavrija per 1-0, grazie a una rete di Sergei Shevchenko (da non confondersi con l’Andriy Shevchenko che nel 1999 sarebbe giunto al Milan) al 75′.

A quei tempi, parve che il Tavrija potesse consistere nel “nuovo che avanza” che avrebbe messo in difficoltà la Dynamo Kiev. Le cose andarono, però, diversamente, poiché i crimeani riuscirono successivamente a conquistare un solo alloro: la Coppa d’Ucraina 2009-2010.

Nel 2014, il passaggio (de facto, non de iure) della Crimea alla Russia comportò la fine di “quel” Tavrija. Tale club, infatti, non esiste più, poiché a Sinferopoli è sorto l’FC TSK Sinferopoli (dove l’acronimo TSK significa “Tavrija Simferopol’ Krym”, cioè “Tavrja Sinferopoli Crimea”), militante nel campionato crimeano (che si è aggiudicato nella stagione 2015-’16), mentre l’Ucraina ha creato un nuovo Tavrija Sinferopoli con base a Beryslav (nell’oblast di Kherson), poi fusosi nel 2020 col Tavriya di Novotroitske e ora miltante in seconda divisione.

De iure, quindi, nessuno dei due Tavrija può dichiararsi prosecuzione di quel blasonato sodalizio, poiché ambedue di nuova formazione. Assai diverso il discorso morale, con entrambi i club che hanno ragione di dichiararsi eredi di quella società: il Tavrija ucraino (benché -per ovvi motivi- non più attivo a Sinferopoli) per il fatto di giocare ancora nel campionato originario, il Tavrija “crimeano-russo” per la ragione di aver sede nella città di Sinferopoli.

Di certo, di quel Tavrija resta il bel ricordo (comune a russi e ucraini) di una compagine che compì un’impresa. Estemporanea, ma pur sempre impresa.

Piccolo excursus storico: la Crimea, a maggioranza etnica russa e già parte della Repubblica Federativa Socialista Sovietica Russa, venne donata dal leader sovietico Nikita Krusciov alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina il 19 febbraio 1954.

Appunto dalla Crimea ebbe, tempo addietro, inizio l’Unità d’Italia: partecipando (dal 1855) alla Guerra di Crimea (1853-1856), il Regno di Sardegna si guadagnò il rispetto e l’ammirazione di gran parte degli Stati d’Europa, gettando le basi (alleanza con la Francia di Carlo Luigi Napoleone Bonaparte “Napoleone III”) per la vittoriosa Seconda Guerra d’Indipendenza Italiana.

In Crimea risiedono tuttora nostri connazionali, ivi stanziatisi fin dai tempi della Repubblica di Genova e della Repubblica di Venezia, ma il cui flusso migratorio più cospicuo risale all’inizio del 1800. Sospettati di collaborazionismo, ai tempi dell’Operazione Barbarossa furono deportati nei famigerati gulag. Finita l’URSS, poterono tornare in Crimea: la maggior parte di essi risiede a Kerč’, dove dal 2008 è attiva l’associazione C.E.R.K.I.O. (Comunità degli Emigrati in Regione di Crimea – Italiani di Origine), fondata per riunire e assistere i discendenti degli emigrati italiani arrivati nell’Ottocento e poi deportati da Stalin.

Giuseppe Livraghi