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Che 2019 sarà per il Napoli?

Questo 2019 che sta arrivando somiglia un po’ nelle premesse a quel 2014 atteso con Benitez: anche allora i primi mesi erano vissuti sotto l’egida di un tecnico dal curriculum importante, anche allora gli azzurri erano distanti dalla Juventus e retrocessi in Europa League.

Le analogie però con quel Capodanno si fermano qui.

Quel Napoli aveva creato un nuovo parco giocatori, era profondamente rinnovato nella rosa, si era dotato di diversi calciatori, per lo più di giovane età che sarebbero stati protagonisti per anni: Callejon, Mertens, Albiol, Higuain, Reina ai quali a gennaio aggiunse Ghoulam e Jorginho e dodici mesi dopo Koulibaly. Hamsik aveva ventisei anni, Lorenzo Insigne era al suo secondo anno di A. C’erano altri giovani che in teoria avrebbero dovuto costruire pagine importanti come Rafael e Fernandez ma il campo ha deciso in altro modo.

Callejon

Adesso sta per iniziare il 2019 e la sensazione pressante è che il Napoli si fondi su molti calciatori a fine ciclo.

Callejon, Mertens, Hamsik hanno superato la trentina, Albiol li ha preceduti già da molto e sembrano a volte portare sul groppone il ricordo di troppe battaglie perse.

Passano gli allenatori, si va da Benitez a Sarri e poi ad Ancelotti, ma determinati fantasmi sembrano sempre affollare al redde rationem la mente degli atleti, che da più tempo indossano la maglia azzurra, condizionandone le gesta pedatorie.

Il ricordo di Kiev, contro il Dnipro,il ricordo di Firenze, Liverpool,Madrid, Bilbao,Torino quando ci fu il goal di Zaza, Udine quando Higuain sbraitò.

Nel goal fallito da Callejon a Liverpool c’è il ricordo sinistro di momenti analoghi, contro il Bilbao.

Non sempre è caduto nel momento topico quel gruppo.

Ha vinto a Roma, contro la Fiorentina in una serata orribile, ha vinto a Doha tra gli sceicchi, i giornalisti e tifosi dall’Iban importante.

Se ha costretto la Juventus a vincere all’ultimo secondo contro l’Inter, per un colpo di fortuna è perché ha vinto molte battaglie che hanno permesso al Napoli di giocarsi il faccia a faccia con il mostro bianconero, uscendone perfino vittorioso a Torino.

Ma è un gruppo stanco, per le delusioni, per la rincorsa frustrante e frustrata, da eterna Prospettiva Nevski ad un avversario più forte, più ricco e sempre sorretto nei momenti di difficoltà.

Si chiude il 2018 con 44 punti, un tempo sarebbero bastati ampiamente ad essere primi, oggi non è così: il Napoli sale di livello ma la Juventus lo fa sempre di più.

E allora questo 2019 deve servire a costruire finalmente un Napoli Ancelottiano, che si doti di uomini dalla mente più sgombra dal ricordo di delusioni, di calciatori che non abbiano vissuto già troppe domeniche nella vana attesa di un passo falso bianconero che non ci sarebbe mai stato.

Questo rinnovamento doveva avvenire già in estate, è iniziato in realtà troppo timidamente.

Il nuovo portiere che dovrà accompagnare gli azzurri per anni è arrivato: Meret.

Meret

Alla corte di Ancelotti è arrivato anche un talento spagnolo, miracolosamente scampato alle sirene del Madrid e del Barcellona: Fabian Ruiz.

Nel 2019 il Napoli dovrà completare l’opera, trovando altri protagonisti per future sfide .

Potrebbe essere l’ultimo anno dello slovacco Marek Hamsik.

L’addio sarebbe doloroso, poteva già avvenire in estate, ma appare necessario.

Marek sta rivestendo con dignità i nuovi panni da centromediano cucitigli da Ancelotti, ma il calcio di Carlo necessita di altro.

Ultimo anno per Hamsik?

E allora il 2019 potrebbe essere l’anno di un nuovo, giovane, autentico regista.

Si parla di Almendra, appena uscito dalla culla del Boca e già adocchiato, i fan Xeneizes sui social hanno reagito inviperiti alle voci mercantili sul giocatore, buon segno.

Magari potrebbe essere Tonali, viene da Brescia come Marek, hai visto mai?

Un giocatore che potrebbe vivere il 2019 in maglia azzurra: Tonali

Potrebbe essere l’anno del calcio frenetico, incazzoso del sardo Barella, per il quale Carlo già ha speso elogi pubblici.

O qualche straniero del quale oggi ignoriamo nome e volto, magari già visto, studiato, vivisezionato nelle stanze di Castel Volturno.

Potrebbe essere un anno di altri addii: Mertens; Callejon per alleggerire il carico di stipendi e per consentire loro le ultime, più laute anche se meno stimolanti esperienze.

Non deve essere il 2019 l’anno in cui dare l’addio a chi invece può costruire ancora molte pagine di storia in maglia azzurra: pensiamo a Koulibaly, ad Allan, a Insigne.

Il Napoli deve avere il coraggio, l’incoscienza di non ascoltare le sirene per questi atleti e questi debbono avere la sfrontatezza di provare ad inseguire un sogno che li renderebbe immortali, piuttosto che inseguire più pesetas in piazze dove vincere è l’ordinario ma è ordinario anche il liberarsi cinicamente dei calciatori, per coltivare ambizioni sempre più alte, Higuain docet.

Difficilmente il 2019 sarà l’anno del ritorno di Cavani: il treno è passato forse definitivamente quest’estate ed ora è giusto che il Napoli coccoli e metta al centro del progetto Milik, che ha chiuso il girone d’andata con dieci reti, nonostante una titolarità intermittente.

Sul campo sarà un 2019 che potrebbe far rivivere emozioni internazionali.

Baku non avrà il fascino emigrantesco di Stoccarda, con il carico di storie di paisà, ma per i tifosi azzurri sarebbe bello vedere Marek, Lorenzo, Kalidou alzare al cielo quella coppa, magari in faccia ad un Arsenal e, perché no, ad un Chelsea.

Tifosi che chiedono ad Ancelotti e al Napoli di riportare un trofeo importante a Castelvolturno e porre le basi in estate, o perché no a gennaio, per vivere da settembre prossimo un campionato in cui spaventare la Juventus come già avvenuto con Sarri. Chissà che con l’esperienza di Ancelotti non si possa vivere prima o poi un epilogo diverso.

Marco Bruttapasta