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In un intervento nell’ambito del TransferRoom Summit il direttore sportivo della Roma Monchi ha parlato delle sue strategie:

«Meno intermediari sono coinvolti, meno sono i costi. L’abilità più importante per un d.s. è essere pratici, perché non c’è tempo da perdere. Bisogna essere sempre raggiungibili, saper comunicare con chiunque si occupi dell’area “scouting” e soprattutto saper delegare. Di fatto, il lavoro di un direttore sportivo è un lavoro di squadra, bisogna saperlo se si vuole arrivare al top. Io, poi, non mi ritengo un negoziatore. La mia strategia è avere più opzioni: se per esempio cerco una squadra sa che mi piace un portiere valutato tra i 7 e i 10 milioni, magari me ne chiedono 15. Ecco che è importante avere subito un piano B, ma non solo: bisogna avere una lista di alternative la più lunga possibile. È importantissimo che tutte le parti siano soddisfatte, perché poi tutto torna: non bisogna mai approfittarsi della controparte ma lasciarsi sempre nel migliore dei modi… i benefici si coglieranno nel tempo».

Da queste parole si evince la lungimiranza del dirigente spagnolo, il quale ha come obiettivo primario quello di mantenere buoni rapporti con i club con cui si fanno affari. Questo gli consente poi di realizzare transazioni proficue anche in un secondo momento.

Per quanto riguarda gli intermediari si nota la grande inversione di tendenza rispetto a Sabatini, il quale era più intrallazzatore con gli intermediari ed era disposto a pagare grosse commissioni pur di accaparrarsi un calciatore di suo gradimento.

Per quanto riguarda la rosa trovata, Monchi non ha invece operato grossi cambiamenti il primo anno, proprio perché non avrebbe potuto cambiare metà rosa. Nella recente estate si è compiuta invece una piccola rivoluzione, puntando più su elementi giovani ma comunque affermati nelle squadre da cui la Roma li hanno prelevati.

In tempi non sospetti, il DS spagnolo ha dichiarato che l’obiettivo è vincere nel tempo, portando avanti un percorso di crescita grazie alla nuova linea.

La sua strategia si sposa inoltre bene con quella della società, la quale ogni anno vende più elementi per poi riacquistare e provare a investire in base alle esigenze del tecnico.

Al Siviglia è riuscito a contribuire alle vittorie rivoltando come un calzino la squadra ogni estate. Non c’è stato mercato in cui non sono stati toccati in maniera sostanziale tutti e tre i reparti.

Eppure queste strategie non trovano il gradimento di una fetta della tifoseria romanista, la quale è comunque molto umorale. Dopo il raggiungimento della semifinale di Champions molti tifosi avrebbero portato Monchi in trionfo, mentre dopo i punti persi contro le piccole in questa stagione ne chiedevano la testa. Più che altro bisognerebbe ragionare sul fatto che la politica delle plusvalenze è insita nella società giallorossa, la quale ha dovuto fare fronte ad esigenze economiche. L’arrivo di Monchi nel 2017 si è collocato in tal senso, ovvero la società ha puntato su una figura abituata prima a cedere e poi a investire in ogni sessione del mercato estivo, ma riuscendo a mantenere ogni anno la competitività. Monchi ci è quasi sempre riuscito a Siviglia, andando oltre le più rosee aspettative. C’è da dire tuttavia che la strategia può rivelarsi pericolosa. La competenza aiuta a ridurre al minimo gli errori, ma effetti collaterali e rischi non mancano. Fatto sta che lo scorso anno la Roma ha centrato gli obiettivi economici, guadagnando una barca di soldi dalla Champions e anche riuscendo ad arrivare abbastanza comodamente nelle quattro in Serie A, in modo da riuscire a partecipare nuovamente alla coppa dalle grandi orecchie.

Linizio della stagione in corso ha ridato vita ai mugugni di quella fetta di tifosi, ma i giallorossi si stanno rimettendo in carreggiata. Manca solo la matematica per la qualificazione agli ottavi di Champions mentre il quarto posto in campionato non è certo un’impresa proibitiva. Sono stati inoltre presi molti giovani di ottime speranze, che almeno in parte hanno dimostrato il loro ottimo valore e che hanno tutte le carte in regola per fare ancora meglio.

Monchi va pertanto giudicato a tempo debito, e non in corso d’opera sulla base degli umori del momento.