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Beppe Marotta è finito nell’occhio del ciclone a seguito del suo passaggio dalla Juventus all’Inter. Le circostanze del suo addio ai bianconeri non sono note ufficialmente e, da parte nostra, preferiamo evitare qualsiasi tipo di speculazione.

Il suo approdo all’Inter ha suscitato indignazione da parte di molti supporter bianconeri, i quali gli imputano il tradimento e, appunto, il passaggio all’acerrimo nemico. Ad ogni modo, non esistono quasi bandiere nel calcio tra i calciatori, figuriamoci tra i dirigenti. Lo stesso Berlusconi non nasce certo milanista, Moggi era stato dirigente anche di Napoli e Torino, tanto per fare due esempi.

La situazione di Marotta provoca più rabbia nei tifosi non perché il dirigente varesino sia stato scorretto in qualche modo, ma proprio perché ha lasciato il segno alla Juventus. Marotta verrà ricordato come il DG dei 7 scudetti e delle due finali di Champions grazie ai tanti colpi realizzati.

Il suo modus operandi si è adattato in base al contesto e il suo capolavoro è stato quello di riuscire ad alzare l’asticella migliorando ulteriormente i risultati sia tecnici che economici.

Marotta non è mai stato juventino, come ha affermato ieri Nedved. E questo non depone a suo svantaggio ai fini di un giudizio obiettivo. Qualora si fosse dichiarato juventino vero e fosse passato all’Inter, il suo atteggiamento avrebbe fatto storcere il naso anche a coloro che sono super partes.

Al contrario, Marotta ha accettato il progetto Juve nel 2010 nella veste di manager con il compito di migliorare le performance di un’azienda. Chiamatelo mercenario, chiamatelo come volete, ma i traditori sono altri.

La sua professionalità non va assolutamente messa in discussione, in quanto ha lavorato nel migliore dei modi finché è stato sotto contratto con la Juve.

E l’esultanza al gol di Icardi è sacrosanta e quasi doverosa, trattandosi di una performance positiva dell’azienda per cui Marotta ha iniziato a lavorare. Pertanto mettiamoci nell’ottica che le società di calcio sono aziende e i manager esemplificano alla perfezione questa definizione.

Marotta rimane semplicemente un lavoratore, come lo sono tanti manager all’interno delle società. Non è un calciatore né un tecnico, pertanto non possiamo pretendere che sia tifoso di una squadra e abbia sentimenti calcistici.