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L’etnometodologia è stata talvolta considerata, una sorta di enfant terrible della sociologia. Si tratta di una tradizione di ricerca che, a partire dal nome, intende ricostruire la logica dei metodi pratici attraverso i quali le persone comuni conferiscono senso alla realtà quotidiana che vivono.

Un esempio per tutti è quello del campionato di serie A, che specialmente prima che le partite venissero trasmesse dalle Pay tv come Sky in quello che viene chiamato “lo spezzatino”, rappresentavano un momento di raccolta e di comunione per molte persone che seguivano il calcio.   

Il presupposto è che la realtà non sia qualcosa di dato, ma venga costantemente costruita e conservata attraverso le nostre azioni, soprattutto tramite le comunicazioni quotidiane. È quello che il cantautore nordirlandese Van Morrison, grande appassionato di calcio (molti ricorderanno il suo omaggio al conterraneo George Best) descrive nel suo brano Behind The Ritual. L’etnometodologia condivide con altre tradizioni sociologiche l’interesse per ciò che appare scontato e banale. Il banale è tale solo grazie alla condivisione di conoscenze, consuetudini e aspettative. Le valutazioni di senso comune sono quindi valide sotto un piano generale che riguarda la stessa società di riferimento. Pensiamo ad esempio ai pronostici che ci sono ogni anno sulla squadra che vincerà il campionato.

Nonostante il ruolo esercitato dalla statistica, che fornisce ormai da tempo una valida soluzione per i quotisti, non è così semplice dare un pronostico davvero specifico ed efficace su chi vincerà il titolo a fine stagione. Non è un caso se spesso il pronostico mette al primo posto la formazione che ha già vinto durante la passata stagione; ora rispetto agli ultimi dieci anni, questo dato si è rivelato valido e quindi esatto, come abbiamo visto durante i nove anni di successo della Juventus di Andrea Agnelli. Tuttavia lo scorso anno, malgrado la squadra nel suo organico fosse variata moltissimo, il tecnico fosse stato cambiato e molte dinamiche sembravano variate, i pronostici davano comunque la Juventus in testa e con una quota più bassa rispetto alle dirette contendenti. Eppure già dalle prime uscite si era intuito come la stagione dei bianconeri non sarebbe stata uguale a quelle precedenti, nonostante la presenza in campo dei tanti campioni e di un leader tecnico come Cristiano Ronaldo. Tuttavia da questa stagione, poi vinta dall’Inter di Antonio Conte e dominata per un lungo tratto dal Milan di Stefano Pioli, emerge un dato oggettivo, che può avere una valenza anche in termini di etnometodologia.

Lo sport e il calcio in particolare sono diventati sempre più elemento di studio, sotto un profilo fenomenologico e sociologico. Come per il resto dei giochi e dello sport, ci sono elementi e tratti comuni da evidenziare e da studiare in sede accademica. Compito dell’etnometodologia è quello di far emergere una lettera della società, sotto la lente della consuetudine, della norma. Ecco perché l’interesse spesso ricade su eventi sportivi come il campionato di calcio di serie A, un torneo di poker, una gara di eSports e via dicendo, gli esempi si sprecano e si moltiplicano in maniera esponenziale.

Il focus oggi riguarda quelle che sono le aspettative degli altri, in questo caso di giocatori e scommettitori e della cosiddetta legittimità del loro punto di vista e di osservazione. Questo vuol dire ad esempio seguire un evento dal vivo, effettuare una scommessa, sostenere una conversazione attribuendo alle singole parole il significato letterale.

Un altro esempio per quanto riguarda la sociologia e in particolare l’etnometodologia può essere applicato al contesto delle sale da gioco online come  https://casino.netbet.it/ dove la strategia e le scienze statistiche hanno un ruolo fondamentale per chi gioca e per chi gestisce un tavolo verde da live casinò.

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