Le proposte anticrisi per la Serie A

La Figc pensa ad una serie di proposte anti-crisi per la Serie A. Bisogna formalizzare le classifiche, senza scontentare nessuno. Sullo sfondo, gli aiuti di Stato e la riduzione degli stipendi ai calciatori.

Niente Pasqua con il pallone, la Serie A non riprende.

Appare sempre più verosimile che la Serie A, per quest’anno, finisca lì dove si è interrotta, a causa dell’emergenza sanitaria. Le condizioni per ricominciare a giocare si stanno dissolvendo progressivamente. Mentre il numero dei contagiati cresce in maniera vorticosa.

In Lega Calcio non si danno pace. L’ottimismo di facciata nasconde uno scoramento abissale. La più nefasta delle previsioni, infatti, prende corpo ogni giorno che passa. Chi immaginava un ritorno all’attività agonistica per Pasqua, giusto il tempo necessario per riprendere confidenza con la palla, oltre che cercare di rigenerare la condizione fisica, è costretto a fare i conti con una realtà durissima.

Calendarizzare la ripartenza del campionato in una data compresa tra 9 oppure 16 maggio, immaginando di distribuire le giornate ancora da disputare su turni infrasettimanali, allo stato attuale della pandemia, è null’altro che bassa propaganda.

Bisogna accontentare la Uefa e tacitare la cadetteria

Si profila all’orizzonte, dunque, la soluzione maggiormente aborrita in seno ai proprietari. Rassegnarsi all’idea che questa stagione sia terminata. Probabilmente, lo Scudetto non sarà assegnato e le retrocessioni verranno bloccate.

Il problema maggiore, però, non è “interno”. Là si può (e si deve…) trovare un accordo. Anzi, un compromesso che soddisfi gli interessi innanzitutto economico-finanziari dei padroni del vapore, facendo salvo, al contempo, i diritti sportivi maturati sul campo, sembra già pronto.

L’ipotesi di garantire una sorta di contentino alla Serie B, con la promozione delle prime due in classifica – Benevento e Crotone – non è peregrina. Così, la stagione 2020-21 ripartirebbe con la serie A composta da 22 squadre. Da ridurre poi a venti l’anno successivo.

Ma per tacitare le richieste della Uefa, la Federazione dovrà letteralmente inventarsi qualcosa. Perchè spetta alla Figc, e non alla Lega Calcio, comunicare all’organo che controlla e amministra il calcio europeo, le squadre che parteciperanno alle Coppe. Sul tavolo di Gravina ci sono tre soluzioni. Pare che la linea di pensiero prevalente possa essere quella di tener conto della classifica di quest’anno. Ovviamente cristallizzata al momento dello stop. Qualcuno, invece, preferirebbe scegliere sulla base del ranking Uefa. Altri, privilegiare le squadre che hanno partecipato quest’anno a Champions ed Europa League.

Riuscire a sciogliere questo nodo gordiano sarà, per il presidente della Figc, un vero e proprio coup de théâtre…

In Serie A rischio fallimento. Ma la Figc ha le idee chiare

Appare evidente, tuttavia, che la preoccupazione principale, che assilla padroni assortiti e possessori vari di quote di maggioranza, non è salvaguardare la salute di tutti i loro tesserati: calciatori, staff tecnico e di supporto. Altrimenti, non avrebbero fatto carte false per ricominciare a far rotolare il pallone, mentre il virus continua a infettare la gente!

Bensì, quella di evitare il default dell’intero sistema calcio. Contenere, dove possibile, il danno economico conseguente all’emergenza Covid-19. Una iattura finanziaria che difficilmente potrà essere sopportato dalla stragrande maggioranza dei club, senza un supporto concreto delle Stato. Lo spettro del fallimento è reale, per tante società. La proposta, quindi, sarebbe quella di ottenere un aiuto importante dall’Erario, utilizzando il credito d’imposta. Magari diminuendo le imposte dovute all’Erario. Chiaramente, siamo nel campo delle ipotesi e le proposte sono in fase del tutto embrionale.

All’opposto, i presidenti stanno tentando di arginare l’incertezza legata alle mancate entrare, lavorando di concerto con Federazione e AssoCalciatori, sul versante degli emolumenti ai giocatori. L’obiettivo, neanche tanto velato: proporre un drastico taglio ai contratti. Un costo fisso che, comunque, influisce notevolmente sulla gestione ordinaria dei club. Specialmente adesso, che i diritti televisivi appaiono sempre più una chimera, cui fare riferimento, per salvare i bilanci.

Francesco Infranca

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