• Tempo di lettura:6Minuti

L’eliminazione patita in coppa contro il Napoli ha fatto porre interrogativi sul progetto Napoli e su Ancelotti. Coppa Italia nella formula italica non è un trofeo con il fascino e l’importanza di una F.A. Cup, dal momento che le big entrano in gioco solo dopo un’ecatombe di provinciali, costrette a scannarsi fra loro fin dall’estate. Ma intanto il Napoli è fuori.

Tra le accuse che certa stampa e certa parte del tifo muovono al precedente allenatore del Napoli, vi è il non aver coronato almeno con questo trofeo il proprio triennio.

Ad Ancelotti, specie dopo aver certificato l’irraggiungibilità della Juventus in campionato, si chiedeva la conquista di trofei: l’Europa League e appunto la Coppa Italia.

L’eliminazione dalla Coppa Italia, l’uscita seppur onorevole dalla Champions e le ultime difficoltà in campionato, impongono un bilancio sul primo semestre di lavoro De Laurentiis-Ancelotti.

Alcuni errori sono stati commessi e vanno analizzati non in chiave distruttiva ma in ottica costruttiva, per gestire meglio il futuro.

Ecco alcune riflessioni che mi piacerebbe condividere con i due, magari davanti ad una pizza, seppur in versione romana come predilige il Presidente:

Durante la trattativa per Sarri al Chelsea, il Napoli ha imposto lo stop alle trattative per giocatori graditi al tecnico tosco-napoletano. Se per alcuni giocatori, l’intransigenza della società è condivisibile, per altri la scelta si è rivelata un boomerang.
Oggi Hysaj vale molto meno del valore emergente dalla clausola, Callejon e Mertens, pur graditi a Sarri, non hanno ancora rinnovato.
Parliamo di calciatori che prevedibilmente potevano non essere del tutto congeniali al gioco di Ancelotti.
Non sarebbe stato più conveniente per il Napoli monetizzare al massimo la cessione dell’albanese e sfruttare l’ultima occasione di plusvalenza possibile per Callejon e Mertens?
Il Chelsea offriva giocatori dall’ingaggio alto, ma che avrebbero senz’altro accresciuto il livello di esperienza del Napoli. Non imponevano quantomeno una riflessione?

La sostituzione di Jorginho con Hamsik rappresenta un altro punto dolente

 

Per come si è sviluppato il mercato, la scelta è apparsa più un ripiego dovuto alla difficoltà nel reperire registi che figlia di un reale disegno tecnico-tattico.
Il Napoli, nel ruolo dell’ex veronese, ha trattato svariati giocatori, da Badelj a Torreira, passando per Lobotka, Fabregas e Seri.
L’arrivo di Fabian Ruiz, in un ruolo già coperto da Zielinski, doveva servire a colmare la partenza di Hamsik non quella di Jorginho. Nel Betis di Setien, lo spagnolo giocava mezz’ala sul centrodestra e sul centrosinistra, mai da centromediano metodista. Giusto essere così rigidi sulle offerte cinesi per Hamsik? Non sarebbe stato più corretto consentire allo slovacco di strappare lo stipendio della vita,anziché tenerlo in rosa con un’importanza progressivamente in ridimensionamento?

Non è stato troppo frettoloso l’abbandono al caro, vecchio 4-3-3?

In estate Ancelotti ha provato quasi sempre un Napoli con il vecchio modulo con risultati alterni. In campionato, dopo i primi successi con Lazio e Milan, il tecnico ha optato per il 4-4-2, con alternativa il 3-5-2 nelle gare in cui è stato impiegato Maksimovic terzino destro.

Tale scelta ha dato anche buoni risultati, il Napoli ha blindato il secondo posto, ma ha snaturato troppi giocatori.
Zielinski ha avuto nelle ultime settimane dei segnali di ripresa dopo svariati mesi in cui è parso penalizzato dal ruolo di ala. Insigne dopo i primi felici esperimenti da punta, appare involuto. Callejon ha realizzato solo una rete, Hamsik nel ruolo di regista ha dato risposte solo a tratti convincenti. Fabian Ruiz ha spesso incantato ma potrebbe addirittura far meglio se riportato nel suo ruolo. Diawara è parso, salvo rari episodi, meno convincente che nei primi tempi napoletani, da vertice basso di un centrocampo a 3. Nel centrocampo a 2 al guineano sono stati chieste maggiori responsabilità nella costruzione del gioco, esponendolo a figure non sempre felici.

Rog ha accumulato più minuti che nell’intera stagione scorsa ma nel 4-4-2 è parso un soldatino diligente, senza guizzi, in pratica un giocatore ordinario. Non sarebbe stato più logico dargli una chance in alcune gare nel suo ruolo originario da trequartista?

Dove nasce la necessità di un turn over continuo?

Il Napoli dell’ultimo anno di Sarri raramente riservava sorprese sulla scelta dei titolari, oggi però Ancelotti ha il difetto opposto. Ad esempio, il mister anche dopo una prestazione convincente come quella offerta contro la Lazio, anziché cavalcare l’onda di un assetto parso convincente con Ruiz centrale e Diawara a proteggere le spalle del betico, a Milano in campionato ha stravolto l’11 titolare, schierando in contemporanea Milik, Mertens,Callejon ,Insigne,Zielinski e Ruiz con due terzini offensivi.

Infine una riflessione che vorrei fare con il Presidente

Cui prodest la campagna mediatica contraddistinta da “zeppate” verso il precedente tecnico? Sarri non è un santo e nella trattativa-non trattativa per il rinnovo avrà avuto anche lui i suoi passaggi infelici ma resta il tecnico che maggiormente ha sfiorato uno scudetto a Napoli, dopo quello del 1990.

Ciò non fa altro che favorire le divisioni tra una tifoseria già non sempre predisposta alla coesione.
Così si trasforma Sarri in vessillo ad uso e consumo, in chiave diametralmente opposta, di chi, per gratitudine verso la società tende a sminuire perfino il torneo scorso, e di chi invece, per posizioni critiche verso la presidenza,sembra quasi vivere con rigetto il post-sarrismo.

Il tweet iettatorio dopo Cagliari, quando il Napoli aveva sostanzialmente eguagliato i punti accumulati un anno prima, il continuo riferimento alla serenità di Ancelotti rispetto all’ombrosità del precedente tecnico sembrano più dispettucci da fidanzato tradito che espressione della politica di comunicazione di una società che fattura centinaia di milioni di euro

Ciò non fa bene al nuovo ciclo, al nuovo percorso.
Si assiste così al paradosso dell’io lo avevo detto!
Ogni serata felice del nuovo Napoli diventa occasione per dimostrare agli scettici la fallacia delle loro convinzioni, specie se accompagnata da un passo falso del Chelsea, ormai la terza squadra più seguita dai napoletani dopo il Napule e la Juve.

Ogni passo falso del nuovo Napoli genera requiem e sberleffi per chi non ha compreso la fine del percorso con Sarri.
Così non si va da nessuna parte.

Un’ultima considerazione.
In estate ritorneranno voci su Cavani, usciranno nomi improponibili come James Rodriguez, qualcuno del Real scontento.

Il Napoli non può permetterseli ma il Presidente non ridicolizzi il tifoso con frasi tipo “ Sono io il vostro Cavani, senza di me il nulla et similia”
Durante il calciomercato il tifoso vuole sognare, sotto l’ombrellone o in montagna.
Sono mesi lunghi, afosi, in cui non esistono punti di distacco dalla Juve.
Non è un invito ad alimentare certe voci. Si tratta di un invito a non deridere chi sogna determinati giocatori.

Anche il tifoso più sanguigno sa bene che il Napoli non è il Real Madrid e certe cifre sono folli, ma ha il diritto di sognare che si verifichi quello 0,0001% di possibilità che Tizio per amore di Napoli o di Ancelotti si diminuisca l’ingaggio, che con qualche formula creativa un cartellino lo si paghi in più anni, che intervenga qualche sponsor, che il club di provenienza si impietosisca e si accolli metà dello stipendio.

Poi non avviene e tutti diventeranno tifosi dei Bennacer, dei Lazzari, come lo sono diventati pure dei Ruiz, dei Meret e dei Malcuit.

 

Marco Bruttapasta