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Maurizio Sarri si è insediato sulla panchina della Lazio da pochi mesi. Ci si aspettava una metamorfosi verso un gioco più vicino a quello del Napoli del tecnico toscano. Tolto il modulo, l’approccio alla gara è molto simile a quello della squadra dello scorso anno.

I biancocelesti hanno disputato 3 big match, vincendone 2. Dopo qualche passo falso, è arrivato il 3-2 nel derby contro la Roma. Sabato la Lazio ha battuto in rimonta l’Inter. Queste vittorie non sono arrivate grazie a un gioco fatto di un’elaborata rete di passaggi. La tipologia di gara ricalca quella della vecchia squadra di Simone Inzaghi.

D’altronde il sole a cui ruotano i pianeti è Ciro Immobile. Il bomber di Torre Annunziata non è diventato un regista offensivo alla Higuain. Al contrario, è rimasto un centravanti che attacca lo spazio in profondità. Il modulo è il 4-3-3 ma c’è un comune denominatore con lo scorso anno. Inzaghi aveva Correa come calciatore offensivo veloce, Sarri ha Felipe Anderson. Due calciatori che in profondità parlano la stessa lingua di Ciro Immobile.

Si notano anche gli stessi difetti della vecchia squadra. Difficoltà nello scalare per aiutare terzini e centrali, dovute naturalmente alle caratteristiche dei calciatori. Per non parlare poi dell’inizio azione. Non avendo un “suo” regista, Sarri non può sviluppare il suo calcio “mnemonico”.

Come successe con la Juve, il tecnico tosco-napoletano ha dovuto adattarsi. Non avendo un regista difensivo né uno davanti alla difesa, ha sviluppato il gioco in maniera diversa. Non più una fitta rete di passaggi, ma maggiore ricerca della profondità e degli strappi dei suoi “avanti”. Il centrocampo è decisamente più muscolare rispetto a quello del suo Napoli. D’altronde non aveva calciatori come Milinkovic-Savic, dominante a livello fisico.

Sarri ha ereditato la Lazio da Simone Inzaghi. Non avendo in rosa determinati profili, ha ben pensato di non stravolgere la squadra. La squadra sembra girare il pallone più velocemente. Manca però quella qualità offensiva raggiunta dal predecessore. In fase difensiva vi sono difetti strutturali cronici. Il lavoro è pluriennale. Servirà molto sul mercato di gennaio. Ricordiamo che l’età media della formazione titolare biancoceleste scesa contro il Milan era superiore ai 30 anni.