• Tempo di lettura:3Minuti

Sarristi e sarriani come papponiani e papponisti

A Napoli il vocabolario evolve molto velocemente. E così dopo i papponiani ed i papponisti, ecco che ci sono sarriani e sarristi. Faccio sempre fatica a ricordare chi siano i papponiani e chi i papponisti. Chi è con Adl e chi contro. Adesso la differenza tra sarriani e sarristi mi coglie come un gancio sotto il mento.

Se ho ben capito, ma potrei aver fatto confusione, i sarriani, fedeli del sarrianesimo, sono coloro che ammirano il gioco di Sarri. I Sarristi, i fedeli del sarrismo, quelli che ammirano prevalentemente l’uomo. Il simbolo che egli incarna. Un sarriano si esalta per una grande azione, un sarrista gode al pensiero di andare alla conquista del Palazzo. A differenza di papponiani e papponisti che sono in guerra tra loro, si può essere allo stesso tempo sia sarriano che sarrista.

Lo ammetto: personalmente sono sarriano al 100%. Non per il suo gioco spettacolare. Da questo punto di vista la penso come Allegri: alla fine conta solo la vittoria. Il Napoli per 3 anni ha avuto un sistema di gioco terribilmente efficace. Costruiva (e segnava) tanto, concedeva pochissimo agli avversari. Al punto da arrivare a mezzo passo dallo scudetto. E anche l’anno prima, se togliamo i mesi di ottobre e novembre (con Albiol infortunato) è stata la squadra più forte. La squadra che ha fatto più punti di tutte le altre. Il tutto non avendo per nulla il migliore organico. Un organico assolutamente lontano da quello di una Juve competitiva in Italia ed Europa.

Sarrista no, non mi sento di esserlo. Per quanto il suo abiurare giacca e cravatta mi abbiano affascinato. Ma un allenatore non dovrebbe essere un capopopolo, mai.

Sarri alla Juve? Sarebbe il trionfo dei “sarriani”, la fine dei “sarristi”

Adesso che sta prendendo piede l’ipotesi di Sarri verso la Juve, c’è l’apoteosi del sarrianesimo e la scomparsa del sarrismo. Se anche la Juve che ha vinto (quasi) tutto giocando in un certo modo ha pensato di ricorrere al tecnico di Figline Valdarno, vorrà pur dire qualcosa. Il sarrismo invece sparisce. E non perché svestirà la tuta per indossare giacca e cravatta. L’essenza del sarrismo era la conquista del potere attraverso la rivoluzione. Oggi, per soldi o magari solo per ambizione personale, ha scelto di entrare nel “Palazzo” di cui parlava, indipendentemente da come finirà. Nel Palazzo non entra alla guida dei rivoluzionari, ma dal portone principale di cui ha le chiavi.

Oggi muore il sarrismo. Il sarrianesimo no, anzi potrà scrivere pagine memorabili.

 

Liberato Ferrara e Vincenzo Di Maso