Il Napoli prova a cambiare. Ma i difetti sono congeniti

Per il Napoli è crisi di nervi e risultati

Il Napoli resta una squadra sull’orlo di una preoccupante crisi di nervi. La sconfitta contro il Parma appare una sentenza ai limiti dell’inappellabile. Ormai l’ultima vittoria in campionato per gli azzurri risale al giurassico. I tre punti, infatti, latitano dal 19 ottobre, con il Verona. Indubbiamente, il cambio in panchina non poteva generare dividendi dopo appena tre giorni. Eppure, l’esordio di Gattuso contro i ducali doveva rappresentare un significativo banco di prova. Magari non dal punto di vista tecnico-tattico. Certamente sul piano motivazionale. Ebbene, le risposte non sono state affatto confortanti. Errori ed orrori sono sembrati gli stessi che avevano caratterizzato la sciagurata gestione di Ancelotti. Il Napoli è apparso talmente brutto e privo delle più elementari norme di equilibrio e raziocinio calcistico, al punto tale che, parafrasando “Il Gattopardo”, pare davvero che tutto sia cambiato, all’ombra del Vesuvio, per rimanere sostanzialmente uguale a prima.

Bisogna concedere a Gattuso tempo e pazienza

Parliamoci chiaramente. Immaginare che Ringhio potesse rivoltare come un calzino un gruppo costruito male, e gestito peggio, in questo ultimo anno e mezzo, è bassa propaganda. La mano del nuovo allenatore potrebbe vedersi soltanto proiettando il suo lavoro a medio/lungo termine. Il problema, tuttavia, è legato proprio al momento storico che stanno attraversando gli azzurri. Fuori e dentro il terreno di gioco. Questo Napoli non ha più tempo da perdere. Perché nella stanza dei bottoni, non si è capito bene cosa voglia fare il padrone del vapore, per uscire da una situazione di stallo, che la sua politica ha contribuito a generare. Visto e considerato che, troppo spesso, il calciomercato è stato condotto privilegiando le esigenze economico-finanziarie della proprietà. Piuttosto che gratificando le necessità tecnico-tattiche della squadra.

Guardando al campo, invece, e stendendo un velo di pietoso silenzio sulla latitanza del gioco, appare irreversibile lo stallo nei risultati. Tale da generare depressione profonda nei calciatori. E di riflesso, in tutto l’ambiente. Bisogna apprezzare e ripartire dalle dichiarazioni di Gattuso nel dopo partita con i ducali, tese a stemperare il ricorso ad inutili scuse. Cavalcando, al contrario, la cultura del lavoro come unico rimedio per provare a uscire da un tunnel lungo e poco illuminato. Ringhio rispedisce al mittente chi etichetta la sfortuna come un facile alibi, cui fare ricorso per giustificare l’ennesima partita ben al di sotto delle aspettative, disputata dal Napoli.

Le sconfitte hanno sempre una matrice tecnico-tattica

Qualunque giustificazione vogliano trovare gli stornellatori di regime o qualche OpinioNiente infarcito di veleno e pregiudizi ideologici, le sconfitte sono sempre figlie di atteggiamenti sbagliati. Ergo, ad ogni partita può essere data una interpretazione tecnico-tattica facilmente leggibile. Appare evidente che, non avendo la bacchetta magica, per larghi tratti della partita con il Parma, la squadra di Gattuso sia apparsa uguale, nei difetti congeniti e nella errata lettura delle situazioni, a quella di Carletto. Una difesa poco organizzata, in cui le coperture al compagno di reparto e le marcature preventive sono evidentemente concetti poco approfonditi.

E che dire poi della mediana. Senza temperamento e determinazione. La cattiveria agonistica praticamente azzerata produce effetti negativi sull’atteggiamento collettivo, in fase di possesso e non-possesso palla, con una squadra lunga e poco compatta. La regia di Allan non convince. Mai una palla in profondità o una verticalizzazione capace di illuminare un tridente svogliato e poco incisivo. Salvando la pace di un generoso Milik. Al contempo, il passo lento e compassato di Fabiàn Ruiz è il simbolo di un centrocampo in cui anche Zielinski non sa bene cosa fare. Le due mezz’ali non riescono a trovare un guizzo che ne esalti le  qualità tecniche, e si perdono nella mediocrità generale.

Ringhio aveva disegnato bene il suo primo Napoli

Eppure Gattuso aveva provato a disegnarla bene, la squadra, per il suo esordio al San Paolo. I quattro difensori a lavorare in situazione di superiorità numerica rispetto al terzetto offensivo del Parma. Dove la  rapidità di Gervinho si abbinava alla qualità di Kulusevski. Bravi entrambi nel supportare la fisicità di CorneliusRinghio è ritornato al “vecchio e collaudato” sistema di gioco, chiedendo però ai due esterni, Insigne e Callejon, di avere un atteggiamento diverso, rispetto al loro modo di interpretare i movimenti tipici del tridente. Meno tagli centripeti, dall’esterno verso il centro, per liberare il posto in fascia alla sovrapposizione dei terzini e creare densità centrale tra le linee, alle spalle dei centrocampisti ducali. La richiesta è stata quella di rimanere  leggermente più aperti, per dare ampiezza alla manovra in fase di possesso. E chissà, pure cercare di assorbire le sovrapposizioni di Darmian e Gagliolo.

Tutto bello, tutto giusto. Ma dopo, devi correre. Ed il Napoli attuale, al netto di una endemica mancanza di serenità, appare sulle gambe. Monocorde ed incapace di cambiare il ritmo alla contesa. Sul piano condizionale, questa squadra sembra letteralmente camminare. Con alcuni interpreti che trotterellano per il campo, limitandosi a fare il compitino. Non per indolenza o inadeguatezza, sia ben inteso. Soltanto per palesi limiti atletici.

Appare evidente che, se passeggi, non puoi pressare con efficacia. E qualsiasi tentativo di “difendere alti”, cercando di prendere il Parma nella sua metà campo, aggredendo BarillàHernani o Brugman, difficilmente produce gli effetti desiderati. Anzi, aggrava ancora di più una situazione tattica e fisica deficitaria. Perché se ti allunghi, lasci spazi all’avversario, per ripartire e farti malissimo. Cosa che i ducali hanno fatto in più di una circostanza. Non solamente in occasione dei gol. E meno male che Meret, due volte, è stato superlativo, in situazione di uno contro uno…

I motivi che hanno suggerito il cambio di Allan

Gattuso ha provato a cambiare le carte in tavola. Il cambio di Allan non è stato cervellotico, come ventilato da qualche Solone. Va comunque spiegato. Poiché è indicativo di una lettura tattica della situazione momentanea degli azzurri, da parte dell’allenatore di Schiavonea. Che ha interpretato la caduta di intensità nel gioco del centrocampista brasiliano come il termometro di una fase possesso che andava perdendo progressivamente incisività. L’impressione è il Napoli avesse inconsciamente abbassato il baricentro. Per cui qualsivoglia tentativo di recuperare la palla e ribaltare l’azione attraverso una transizione positiva era pressochè impossibile. Visto quanto campo da percorrere avessero gli azzurri davanti a loro: il Parma stretto e corto, compattatosi tutto sotto la linea della palla. Con un pregiudizio ulteriore, rappresentato dalla difficoltà a pressare in avanti…

Questo tentativo di ridisegnare la squadra e “girare” la partita a favore del Napoli, in definitiva, s’è ritorto contro Gattuso. Ma in questo frangente ha colpito l’atteggiamento remissivo e poco propositivo di Fabiàn Ruiz. Dopo un primo tempo disastroso, nel suo naturale ruolo di mezz’ala, ad inizio ripresa è partito l’ordine dalla panchina per lo spagnolo di scambiarsi la posizione con Allan, agendo da vertice basso del triangolo di centrocampo. Fino al cambio, che ha permesso a Fabiàn di esprimersi l’ultima mezz’ora da mediano nel 4-2-3-1, affiancando Zielinski nella costruzione. In ciascuna posizione occupata nel centrocampo, contro il Parma, lo spagnolo è stato ectoplasmatico. Un fantasma, tecnicamente. Un orpello, sul piano della corsa e del dinamismo.

Ecco, se c’è un giocatore che Gattuso deve provare a recuperare alla causa del Napoli per cercare di risalire, poco alla volta, una classifica che, dopo ogni turno di campionato, si fa sempre più preoccupante, quello è proprio Fabiàn Ruiz. Ma occorre avere pazienza. E concedere tempo, al nuovo allenatore, per lavorare e sviluppare le proprie idee. Virtù che, almeno al momento, sembrano essere svanite in quel di Partenope…

Francesco Infranca

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