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I centrocampisti inglesi sono grandi agonisti, spesso giocatori “box-to-box” che uniscono agonismo, fisicità, capacità di inserirsi ed una sufficiente visione di gioco. I due emblemi di questo modo di intendere il ruolo sono stati certamente Gerrard e Lampard; due giocatori leggendari che hanno incarnato, con dieci anni di anticipo, il prototipo del centrocampista moderno e tuttofare.

L’Inghilterra sta sfornando talenti in quantità. La splendida campagna di Euro 2020 è la testimonianza del luminoso futuro che può spettare ai Tre Leoni se i giovani, i cosiddetti “wonderkids”, manterranno le promesse. Nella zona nevralgica del campo Foden in posizione più avanzata e Declan Rice da mediano puro, sono il futuro. Dietro di loro tuttavia c’è un ragazzino di nome James Garner che sta cominciando a far parlare di sé.

Di proprietà del Manchester United, nonostante Ole Gunnar Solskjaer lo volesse trattenere, ha chiesto ed ottenuto il prestito al Nottingham Forrest, squadra in cui ha militato già nella scorsa stagione.

Garner non è il classico centrocampista inglese, non è un agonista box-to-box. E’ un regista puro arretrato ed è per questo, forse, che gli è stato affibbiato il pesante soprannome di “British Pirlo”. Un paragone pesante quello con il “Maestro” ma che ha un fondo di verità. Il ventenne gioca sì mediano ma ha nelle sue corde tanto fosforo, molto sopra la media dei centrocampisti inglesi.

Forse più dinamico ma ancora acerbo fisicamente, Garner si è affermato in Championship, la seconda divisione inglese; nella scorsa stagione ha accumulato 41 presenze divise tra Watford (21) e appunto Nottingham Forrest (20). Carismatico a tal punto da indossare la fascia di capitano del Forrest in più di un’occasione, Garner ha la capacità di leggere i movimenti, di servire i compagni con estrema precisione. Nel modo di imbeccare attaccanti ed ali con sventagliate precisissime, ricorda effettivamente Andrea Pirlo, con le dovute proporzioni.

Il Manchester United, in accordo con il giocatore che pretendeva una continuità di rendimento impossibile da garantire lo ha fatto partire. Si tiene però stretto il gioiellino facendolo crescere in prestito in una serie logorante come la Championship proprio per fargli fare le ossa, monitorando ogni suo progresso.

Il “British Pirlo”, del resto, deve crescere proprio come il vero Pirlo che, a 20 anni, passava dalla Reggina al Brescia in attesa della definitiva maturazione; avvenuta grazie a Mazzone e poi suggellata, definitivamente, nel Milan di Ancelotti.