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Tutto passa in second’ordine dopo l’addio di Marek Hamsik. Una svolta epocale, il giocatore che ha battuto tutti i record della storia del Napoli. Quello che ha giocato più partite, quello che ha segnato più gol.

L’ultimo giocatore rimasto tra quelli presi da Pierpaolo Marino. Era l’estate del 2007 quando furono presentati un po’ alla chetichella due ragazzini semisconosciuti. Uno era lui, l’altro il Pocho Lavezzi. Quel giorno a Castelvolturno c’era un po’ aria di contestazione. I tifosi si aspettavano ben altro dal mercato azzurro. Invece quei due ragazzi avrebbero scritto pagine memorabili, entrando nel cuore dei tifosi.

Hamsik è uscito di scena battendosi tre volte la mano sul cuore. Lui sapeva che era l’addio, quanto meno l’arrivederci ai suoi tifosi. I tifosi no, non lo sapevano. Pensavano che fosse il solito saluto dopo una delle tante sostituzioni. Nonostante ciò c’è stata la standing ovation.

Napoli ha imparato ad amare questo ragazzo quasi a prescindere da tutto. Per lui solo applausi, anche quando non giocava bene.

Hamsik ha scalzato dal libro dei record Maradona e Bruscolotti. Il più grande di tutti, e quello che più di tutti ha legato il suo nome alla storia del Napoli.

Lo ha fatto quasi in punta di piedi, con naturalezza. Certo, ha giocato quasi il doppio degli anni di Diego, in un’epoca in cui le difesa sono più allegra, e gli attaccanti più tutelati. Ha superato il record di Bruscolotti perché  oggi si gioca molto di più di 40 anni fa. Resta però uno che a Napoli ha dato tutto.

Qualcuno dirà: se ne è andato in cerca di soldi… Premesso che non ci sarebbe nulla di male, non dimentichiamo che in tempi non sospetti rinunciò a guadagnare di più e magari a vincere qualcosa di importante. Ha accettato di andare in Cina quando ha sentito di non avere più molto da dare al Napoli.

Forse era il caso che andasse via in estate, quando avendo deciso di andare in Cina aveva staccato mentalmente col calcio che conta. È giusto che adesso vada a lucrare sugli ultimi anni di carriera. Tanto a Napoli tornerà, su questo non ci sono dubbi.

Lui è napoletano dentro, i suoi figli lo sono anche di nascita e di accento. Sarebbe bello che lo facesse con un ruolo all’interno della società. Ma per questo c’è tempo. Ne riparleremo tra qualche tempo.

Buona fortuna capitano. Questo è un arrivederci, non è certo un addio.

 

Liberato Ferrara