Nel corso della sua storia, la Roma ha avuto tante occasioni per salire quel gradino che l’avrebbe portata nell’Olimpo delle grandi d’Europa fermandosi sempre sul più bello e accompagnando il tutto con un senso di incompiuto, di beffa per come poteva andare e non è andato.

Se si parla di Champions League è fin troppo facile pensare alla finale persa in casa contro il Liverpool nel 1984 o alla semifinale persa nel 2017 sempre contro i Reds di Klopp, embrione di quella squadra fenomenale che nel biennio successivo avrebbe portato a casa la coppa dalle grandi orecchie e la Premier League a mani basse.

La realtà è che la Roma è mancata, nei momenti importanti, anche in Coppa UEFA o Europa League, che dir si voglia: dai quarti di finale in poi sono innumerevoli le volte in cui i giallorossi sono stati a un passo dalla gloria per poi sciogliersi come la neve d’Aprile al sole.

La finale giocata contro l’Inter nel 1991 fu il culmine di un periodo in cui le squadre italiane facevano di questo trofeo una succursale della coppa Italia, mandando spesso due rappresentanti in finale: i giallorossi persero all’andata per 2-0 a San Siro per poi vincere in casa 1-0 grazie ad un gol di Rizzitelli che non bastò.

Nell’annata 1995/96 la Roma di Mazzone arrivò nuovamente alle porte delle semifinali, ma lo Slavia Praga di un allora sconosciuto Karel Poborski si impose 2-0 in casa: all’Olimpico, sospinta da un pubblico leggendario, la squadra di Mazzone costrinse i cechi ai supplementari e si portò anche sul 3-0 ma, come al solito, si spense sul più bello subendo il 3-1 a cinque minuti dalla fine un gol in trasferta che mandò i giallorossi all’inferno (qui l’approfondimento).

Nel 1998/99 altra occasione: con Zeman in panchina i giallorossi si spinsero nuovamente fino ai quarti dove incrociarono l’Atletico Madrid di Josè Mari, vecchia conoscenza dei tifosi milanisti: il 2-1 maturato nell’allora bellissimo Vicente Calderon grazie a una prodezza di Di Biagio sembrava dare speranze, del resto bastava l’1-0 per superare il turno.

Delvecchio, in stagione di grazia, realizzò il gol del momentaneo vantaggio contro l’Atletico Madrid (fonte ASR Talenti)

In un Olimpico ribollente, il boemo come al solito non fece calcoli e la Roma e nonostante la sciagurata espulsione di Wome per un fallo omicida a centrocampo, passò anche in vantaggio con Delvecchio. Il gol sarebbe bastato per andare ad incontrare il Parma in semifinale ma i giallorossi, sbilanciati in avanti per “filosofia” e penalizzati da un arbitraggio dubbio, persero testa e partita nella ripresa, sciupando una qualificazione ampiamente alla portata.

Si possono imputare molte colpe a Fonseca e il partito che vuole la sua testa su un piatto sta raccogliendo sempre maggiori consensi: va riconosciuto però al tecnico portoghese di aver espresso il miglior calcio proprio nelle notti europee, dando alla Roma una dimensione di gioco internazionale che non è propria del nostro calcio e della sua storia.

La Roma è ai quarti con merito, dopo un percorso netto nel girone ed aver eliminato bestiacce come Braga e Shaktar Donetsk: ora serve lo step successivo, quello di andare a chiudere il cerchio, di non mollare il colpo nonostante l’avversario ostico ma non insuperabile e il momento non brillante dei giallorossi in campionato.

Abbiamo visto tante facce della Roma di quest’anno, sia forti che fragili, e speriamo, anche per il calcio italiano, che quella di questa sera sia la squadra con l’atteggiamento migliore, quello che l’ha portata a essere l’ultima rappresentante del nostro calcio in Europa.