La Roma onora l’impegno contro il Manchester United, pagando come previsto quello scellerato secondo tempo all’Old Trafford in cui ha subito cinque gol e che ha vanificato ogni possibilità di passaggio del turno sin dal calcio d’inizio di questo ritorno.

Il 3-2 è una bella prova d’orgoglio ma non di più con la solita fase difensiva rivedibile compensata dalla foga agonistica nel voler portare a casa la vittoria, contro i Red Devils in versione scampagnata.

Fonseca opta per un 4-2-3-1 abbastanza anomalo con Smalling e Ibanez centrali di difesa e Mancini accoppiato a Cristante in mediana: Pedro, Pellegrini e Mkhitaryan agiscono dietro a Dzeko, fulcro del gioco offensivo.

Solskjaer propone un 4-5-1 con Cavani unica punta e Bruno Fernandes a sostegno, un centrocampo folto composto da Fred e McTominay e una difesa a quattro che vede Wan-Bissaka e Shaw terzini, con Bailly e Maguire centrali di difesa.

I giallorossi partono forte e sfiorano più volte un vantaggio nei primi minuti che sarebbe necessario per tentare l’impresa impossibile. Almeno tre volte la coppia centrale Maguire-Bailly si dimostra distratta e la Roma cerca di approfittarne con il giusto atteggiamento ma De Gea è in giornata e riesce a sventare una sforbiciata di Mancini mentre Mkhitaryan non è preciso di testa da pochi passi da calcio d’angolo.

Il Manchester United, forte del pesante vantaggio dell’andata, non si scompone e cerca di colpire in ripartenza con Cavani che, maestro nel giocare sulla linea dei difensori, sfiora il gol con un pallonetto di alto di poco.

Dopo aver perso Smalling per infortunio, Fonseca riorganizza la difesa con Mancini che torna nel suo ruolo naturale e il Primavera Darboe sulla mediana.

La Roma gioca con generosità ma non concretizza con Pellegrini il cui mancino da pochi passi trova ancora il corpo di De Gea. Sulla ripartenza Bruno Fernandes taglia a fette la difesa scoperta e manda in porta Cavani che non perdona Mirante portando i Red Devils sull’1-0.

La reazione della Roma è un misto tra contraccolpo psicologico e orgoglio: arrivano altre occasioni con Mkhitaryan e Dzeko ma la squadra si allunga a dismisura, rischiando di prendere il secondo gol con un diagonale di Grenwood e uno scorpione mancato da Bruno Fernandes.

Nel secondo tempo l’orgoglio della Roma si manifesta in un primo quarto d’ora tambureggiante in cui il Manchester spegne la spina. Uno scellerato intervento di Maguire con le mani in area non viene sanzionato dall’arbitro che non concede rigore ma Dzeko pareggia comunque i conti di testa e pochi minuti dopo Cristante sorprende De Gea con una staffilata che porta i giallorossi in vantaggio.

Gli ospiti sbandano paurosamente e vengono tenuti a galla dal loro portiere: De Gea sale in cattedra dapprima con grande classe salvando i suoi con un prodigioso doppio intervento su Dzeko e Pedro e poi con fortuna opponendosi involontariamente a una deviazione di Mkhitaryan da pochi passi.

Solskjaer corre ai ripari togliando un indolente Pogba per inserire Matic e la squadra ne beneficia in termini di equilibrio, che viene ristabilito anche nel punteggio da Cavani con un colpo di testa su imbeccata sul solito Bruno Fernandes.

Il 2-2 non premia la gara dei padroni di casa che decidono di attaccare a testa bassa per portare a casa una vittoria d’onore: Mkhitaryan colpisce il palo e a cinque minuti dalla fine il giovanissimo Zalewcki, all’esordio in maglia giallorossa, regala alla Roma il definitivo e meritato 3-2.