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Dopo i brasiliani dello Shakhtar, anche De Zerbi e lo staff italiano hanno fatto ritorno in patria. Un viaggio lunghissimo che lo ha riportato a casa.

Chiuso in hotel– Da 4 giorni era chiuso in un hotel di Kiev, racconta il tecnico bresciano. Le bombe sulla capitale a tenerlo sveglio la notte, quando doveva rintanarsi in un bunker. E poi l’ambasciata italiana, con la quale ha organizzato il viaggio di rientro in Italia, favorito anche dal presidente della Uefa Ceferin. Un inferno quello vissuto da De Zerbi, che però ha avuto un lieto fine. Con il campionato ucraino sospeso per il conflitto con la Russia, tutti i giocatori internazionali dello Shakhtar (tra cui 12 brasiliani) e il tecnico hanno cercato di tornare a casa.

Il viaggio– 4 giorni senza dormire, tra treno, bus e aereo. Il primo passo è stato quello di arrivare a Leopoli, vicinissima al confine, in treno. Poi un viaggio in autobus fino al confine, da lì dritti fino a Budapest, in Ungheria, per prendere l’aereo che ha condotto tutto lo staff italiano in patria. Ieri sera sono atterrati in Italia, dove resteranno fino a che non cesserà il conflitto.

“Ho avuto paura e preoccupazione per me e per quelli che erano con me, ma ero sicuro che ce l’avremmo fatta. I nostri parenti l’hanno vissuta peggio di noi. In Ucraina tutti ritenevano impossibile un attacco della Russia, per questo ci hanno detto che saremmo scesi in campo a giocare. Noi qualche domanda in più ce la siamo fatta: quando Putin ha invaso il Donbass, quando in Bielorussia continuavano ad arrivare carrarmati, quando portavano sacche di sangue. Mi ha colpito l’unità del popolo ucraino, sta dando una lezione di orgoglio e dignità a tutto l’Occidente. Ora speriamo nella pace”.

-Roberto De Zerbi, intervistato dal Corriere della Sera.