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Fa un po’ effetto vedere un Ministro degli interni, capo delle forze dell’ordine e supremo garante della difesa dei cittadini, bighellonare come due compagni di merende con un capo ultras milanista con una discreta fedina penale e a lungo diffidato dagli stadi. Sarà mica un conflitto di interessi.

Poi si va in campo e i giocatori di colore vengono vituperati dalle fazioni più becere delle tifoserie nostrane, soprattutto con il celebre buuu. Tuttavia in passato abbiamo assistito a banane esposte in curva e gettate sul prato di gioco e fantocci di colore nero appesi per il collo. E il nostro campionato è probabilmente il calcio più volgare ed invischiato al mondo, secondo forse solo a quello argentino dove si spara come al luna park ed è un evento se in certe partite calde calde non ci scappa il morto.

Veniamo ai fatti più recenti: Inter-Napoli e l’espulsione contestatissima di Koulibaly: l’applauso è sembrato rivolto a Mazzoleni e non tanto al pubblico che anche l’aveva sommerso di buuuu.

Ma quanto è comprensibile che un calciatore si innervosisca dopo che per 90′ interi mezzo stadio ti fa il verso dello scimpanzé? Un professionista dovrebbe tenere i nervi di acciaio e mantenere un certo self control, eppure a volte si perdono le staffe perché il clima degli stadi italiani è da anni, e non è una novità, insopportabile. Pesante. Marcio.

E il difensore del Napoli è da sempre molto sensibile e un po’ vulnerabile su questi tema. Però lo schifo del calcio, degli stadi nostrani è irrefrenabile. Questione di cultura, di mentalità e sensibilità, di educazione, di sportività, di rispetto e di mille altre cose. Che riguardano tutti: dal Ministro degli Interni all’ultimo emarginato della curva.

Vincenzo Famiglietti