Collina svela l’arcano: ecco perché gli arbitri non amano andare al VAR

«L’arbitro deve decidere come se la tecnologia non esistesse. L’obiettivo è non averne bisogno perché le decisioni sono corrette ed è per questo che lavoriamo attraverso la preparazione. Poi lui sa che esiste un paracadute che può correggere un errore, anche se l’errore resta: magari voi giornalisti lo dimenticate, ma chi giudica l’arbitro no».

Collina: l’arbitro che usa il Var viene giudicato negativamente

Parole e musica di Collina, oggi capo degli arbitri della Fifa. Una intervista celebrativa sulla Gazzetta dello Sport per i suoi 60 anni. Tra tante banalità un concetto che spiega tante cose. Un arbitro che fa ricorso al Var viene considerato un arbitro che ha commesso un errore. Una follia. Il Var serve a non commettere errori, se un arbitro che vi fa ricorso viene giudicato in modo negativo ovvio che c’è ritrosia ad usarla.

Lo sospettavamo, adesso ne abbiamo la certezza, visto che lo ha messo nero su bianco il numero uno degli arbitri mondiali. È ovvio che in questo modo non avremo mai un corretto uso della tecnologia. Un arbitro va giudicato per quelli che sono gli effetti della sua direzione di gara. Se non commette errori che alterano l’andamento della partita va giudicato in modo positivo. Che poi arrivi a questo risultato con i suoi 5 sensi e basta, o utilizzando l’aiuto esterno cosa cambia?

Uno che usa un elaboratore per fare in un secondo calcoli complicati va giudicato male perché non ha fatto quei calcoli a mano? Il senso delle parole di Collina è evidente: lo “speciale” che valuta un arbitro la valuta per le decisioni che prende a prescindere dal Var. In apparenza è una cosa logica. Ma gli effetti sono devastanti. Un arbitro sa che se cambia idea viene giudicato negativamente. Non esiste. L’arbitro giudica in base a quello che vede, in base a quello che vedono i suoi collaboratori. E da tre anni a questa parte in base a quello che vedono le telecamere.

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