• Tempo di lettura:4Minuti

L’Atalanta di Gian Piero Gasperini è uscita dalla Champions contro il Real Madrid. Partiamo da questo semplice titolo “di cronaca” per soffermarci sull’avversario. Real Madrid, la squadra di gran lunga più titolata in Europa. La squadra che ha conquistato quattro Champions dal 2014 al 2018.

In molti schernivano le Merengues, visto il girone passato con pochi punti. La squadra di Zidane ha perso le due partite contro lo Shakhtar e ha pareggiato per il rotto della cuffia quella a Gladbach. I Blancos hanno battuto l’Inter a Valdebebas grazie a un episodio. Eppure dimenticate questo Real. I ragazzi di Zidane hanno riacquistato la miglior condizione psico-fisica nel momento cruciale della stagione. Il Real Madrid di ieri avrebbe, pertanto, eliminato senza grosse difficoltà 4 squadre su 7 tra le avversarie che giocheranno i quarti.

C’è da dire, inoltre, che l’Atalanta non era al meglio e ciò non può rappresentare un’aggravante. La preparazione di Bangsbo è scientifica e rigorosa. In due annate condizionate dal covid e dall’impossibilità di lavorare a regime da fine luglio non è stato possibile lavorare con il consueto metodo. La Dea è lontana dal periodo di forma di novembre-dicembre.

Subentra, naturalmente, il problema atavico della differenza di forma con il resto d’Europa nel mese di marzo. Questo è un discorso che si applica tuttavia al calcio italiano in generale. La preparazione fisica è vetusta. Nel periodo dei gironi delle coppe le italiane corrono, salvo arrivare senza benzina a marzo.

L’Atalanta si distingue perché il suo metodo di preparazione non è dissimile da quello delle squadre inglesi. I personal trainer pongono l’accento sul fatto che le squadre di Premier svolgono un allenamento non distante da una scheda della palestra, con squat, bilanciere e pesi. In Italia sono previsti allenamenti con una palestra decisamente più blanda. Con una stagione “normale”, la Dea probabilmente sarebbe stata al top in questo periodo, come avviene in altri anni.

E dire che la partita d’andata non è stata affatto malvagia. Senza la vergognosa espulsione di Freuler, difficilmente la Dea avrebbe perso il match. Non essendo brillante, sarebbe poi stata eliminata a Valdebebas, ma difficilmente la differenza totale sarebbe stata di 3 gol tra i due match. E Gasperini aveva di fronte un Real totalmente rinato, una squadra che vive per questa competizione e punta a rivincerla.

L’Atalanta non può naturalmente essere adottata a cartina tornasole dei problemi del calcio italiano. Lo scorso alto la Dea ha preso a pallate la quarta spagnola. Ad agosto, nonostante non fosse al meglio, è arrivata a un passo dalla semifinale, venendo raggiunta solo nel finale dal PSG. Nonostante la poca esperienza in Champions, la Dea è riuscita a battere Ajax e Liverpool fuori casa, a pareggiare con il City e ha perso all’ultimo secondo contro il PSG.

Vanno pertanto addotti altri esempi per sottolineare il gap dei club italiani rispetto alle migliori squadre europee. Quest’anno non possono non venire in mente Inter e Juve. La capolista della Serie A è uscita in un girone decisamente inferiore rispetto a quello della Dea. I bianconeri sono usciti contro il Porto, squadra contro la quale la compagine di Gasperini avrebbe avuto ottime chance di passare.

E, al netto di harakiri di squadre che fatturano oltre 400 milioni, il problema principale delle squadre italiane resta immutato. Se non ci si discosta dalla vetusta convinzione secondo cui la preparazione fisica in Italia sia all’avanguardia, le nostre squadre continueranno sempre a camminare in primavera. Quello dell’Atalanta sarà un discorso diverso: basta guardare alle stagioni precedenti per rendersi conto che, con la preparazione standard, i ragazzi di Gasperini in primavera vanno forte. Quest’anno ha rappresentato un’eccezione, per la Dea e per tanti altri aspetti.