Destino. Uno dei termini più affascinanti e misteriosi della complessa lingua italica. L’insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato (o siano per determinare) gli eventi della vita. Questa la definizione classica di tale “entità”, capace di toccare tutti gli universi possibili di vite terrene e non. Destino.

Chi, almeno una volta, non lo ha citato, ritenendolo responsabile di avvenimenti/fallimenti/etc etc del proprio percorso di vita? Già. Destin. Così lo chiamano a Chambéry, piccolo comune francese della regione Alvernia-Rodano-Alpi, poco noto ai più e avente, come picco della propria storia, il titolo di “Città alpina dell’anno” ottenuto nel 2006.

Ma nel “destin” della città francese c’è anche quello di aver dato i natali ad uno dei centravanti più importanti, a livello nazionale( e non solo) degli ultimi anni: Olivier Giroud.

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La splendida rovesciata di Olivier Giroud contro l’Atletico Madrid – Photo by Chelsea official Twitter account

Eppure anche il buon Olivier ha lottato, lotta e, forse chissà, lotterà sempre, con un destino che non gli ha mai conferito quella rilevanza che la carriera dell’attaccante francese avrebbe meritato: il ragazzo di Chambéry, difatti, nonostante abbia vinto, e non poco, in tutte le sue esperienze, è sempre stato accompagnato da un certo scetticismo generale. “Un bel centravanti, ma segna poco – Utile, ma non decisivo. Una buona riserva”.

Questi i commenti più comuni su un giocatore mai giustamente apprezzato. Sin dai tempi di Montpellier dove, grazie anche alle sue 21 reti, si festeggiò uno storico titolo, dalle sei stagioni con i Gunners, per passare alla nazionale francese, fino all’esperienza attuale con i blues. Eternamente sottovalutato. Perchè?

Forse perchè il 34enne francese ha “la colpa” di essere un professionista serio che parla (solo)sul campo, forse perchè il centravanti campione del mondo è ragazzo troppo intelligente, per sottostare ad un mondo calcistico (e non) non basato su meritocrazia ma su “principi social”.

Forse, semplicemente, perché tanti parlano di calcio e pochi lo capiscono. Perché Olivier Giroud è sempre stato un signor giocatore. SEMPRE. Intelligente. Serio. Umile. Affidabile. Per certificare ciò basta chiedere un parere a compagni ed allenatori che ne hanno accompagnato la carriera: non troverete nessuno, NESSUNO, che parlerà male del giocatore Giroud. Eppure.

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Giroud segna uno dei quattro gol al Siviglia – Photo by Chelsea

Eppure…Il destino. Quello che si fatica a comprendere, quello che non ha logica, quello che scrive “storie sue”. Quello che mai metterà la figura Giroud in primo piano, nonostante un mondiale vinto da protagonista (senza reti, diranno gli haters), malgrado il secondo posto nella classifica cannonieri di tutti i tempi della nazionale transalpina, sebbene le 235 reti realizzate con i club.

Quello che Olivier guarda dall’alto del suo 1,93, con il sorriso di chi sa di non aver nulla da dimostrare e con la consapevolezza che sarà il suo nome, quello che l’allenatore farà nel momento decisivo. Come ieri sera dove, nel cielo di Bucarest, ha carpito al volo i sogni dei tifosi blues trasformandoli, in un secondo, in gioia. E pazienza se, anche questo, al destino non piacerà…