SZCZESNY 6,5 Non sono tanto lontano dalla verità, se affermo che la stagione di questo portiere incomincia stasera. Nulla di eccezionale, sia ben inteso, ma almeno la parvenza di una dimestichezza col ruolo è fatta salva. Un paio di uscite ben fatte, una palla “pinzata” a terra. Un lancio azzeccato a servire Rabiot in profondità nell’azione del terzo goal. Che il peggio sia passato, lo capiremo domenica. Intanto la porta resta intonsa, come non succedeva dallo sbarco dei Mille a Marsala.


DANILO 6 Partita nel suo standard, che è di livello ben superiore a quello di De Sciglio. Stoppa e rilancia, controlla ed appoggia, fino ad arrivare alla linea di fondo campo con buona corsa. Il suo posto è lì dove lo ha messo il mister stasera: spero che gli esperimenti tipo Empoli siano finiti, anche se contro l’Empoli mancava ancora Locatelli, che non è roba da poco.


BONUCCI 7,5 Praticamente migliore in campo insieme a “uomochiamatocavallo” Rabiot. Nella fase iniziale della gara, confeziona una serie di anticipi come mai nella sua pur lunga carriera, non riesce a sbagliare un lancio nemmeno se glielo chiedesse suo figlio Lorenzo. Uno di questi serve Morata che si fa anticipare da Diawara, l’estremo difensore svedese. Al secondo lancio Morata viene contrastato in area ed è rigore. Ripresa senza grandi sussulti, ma Leo comanda la retrovia per tenere sotto controllo la partita. Della serie: la serenità non ti fa strafare.


De LIGT 7 Rivitalizzato in tre giorni. L’area di rigore è di suo assoluto governo, anche con le cattive, ma non concede nulla di nulla agli attaccanti celesti, già di per sé teorici e poco pratici. Lui li riduce allo zero cosmico. Esce dal traffico palla al piede come rare volte gli si è visto fare e con un piglio che fa ben sperare circa l’abitudine a ripetuti “clean sheet”.
RUGANI S.V. Ben impiegato, cioè una briciola e non di più. E sul 3 a 0 a 30 secondi dalla fine.


ALEX SANDRO 7 Era da tempo che mi attendevo la serata in cui prendermi la rivincita su tutta quella pletora di tifosi che scambiano uno dei pochi laterali di alto livello in un bersaglio per sfogare le loro frustrazioni. L’occasione è arrivata a Malmoe, dove Sandro ha sbloccato il risultato, è andato vicino alla doppietta ed ha letteralmente dominato la fascia di competenza. Senza sbavature, senza indecisioni. Anche così si aiuta la difesa e l’ equilibrio della squadra lievita.


CUADRADO 6,5 Ah, cosa sarebbe la Juve senza Juan! Tornare con la mente a Napoli per avere la risposta. Chi ha messo in mezzo la palla per l’1 a 0? Chi ha attirato sistematicamente su di sé il raddoppio per liberare un compagno in manovra? Tanto per fare degli esempi, eh? Perchè potrei stare qui delle ore a parlare di Cuadrado. La sua importanza tattica fa il paio con l’aria per il genere umano.


KULUSEVSKI S.V. Entra in campo per far vedere mirabilia a casa sua, ma come si suol dire, “nemo propheta in patria”.


BENTANCUR 6,5 Di grande utilità in ripiegamento, non altrettanto in costruzione. Partita comunque di sufficienza abbondante, determinata da continui e costanti contrasti atti a riappropriarsi del pallone sui piedi degli avversari, con insolita pulizia e correttezza. Sui rovesciamenti di fronte che lo vedono protagonista, dà l’impressione di non saper dosare l’irruenza, vanificando lo sforzo. Il suo tocco minimo sul cross di Cuadrado apparecchia involontariamente il pallone a Sandro per il vantaggio, anche questo fa curriculum.
McKENNIE S.V. Per avvicendare Don Rodrigo, senza far calare l’intensità in mezzo al campo.


LOCATELLI 7 Domanda da 50 centesimi: se con lui in campo il gioco bianconero si trasforma da statico a verticale, quanto hanno sbagliato i dirigenti juventini a volerlo fortissimamente strappare al Sassuolo? Come diceva Renato Pozzetto in un noto sketch con Cochi Ponzone: “Fatevi aiutare dai genitori…”. A me ricorda il Paulo Sousa della prima ora, ma più veloce e soprattutto capace di bucare la difesa con inserimenti micidiali. Mi impressiona il fatto che non perde mai la distanza tra i reparti e tra i compagni singoli. Fateci caso…


RABIOT 7,5 Insieme a Bonny di gran lunga il migliore in campo. In mezzo alle trame di gioco disegnate da Locatelli, “Adrien le chignoneise” assurge a mezzala di quantità con piedi buonissimi. La sua maggiore qualità risiede nel saper coprire tutto il campo, sovente a fari spenti, per accendersi abbagliando gli avversari. Il pallone dato in mezzo a Dybala e Morata, che consente a quest’ultimo di triplicare le reti juventine, è di rara bellezza. Tutte le giocate sono comunque funzionali al gioco ed all’alzarne il livello. Ora l’obbiettivo è la continuità, mica roba da poco.


DYBALA 7 Il Paulino che vorrei sempre. Lucido, ispirato, al servizio dei compagni, addirittura arrembante nell’interdizione, dominatore tra le linee, laddove dovrebbe stare in pianta stabile. Grande prestazione, in prospettiva Milan, per la preoccupazione di Pioli. Unico neo: in assenza ormai conclamata del “castigamatti da Madeira”, si allontani Dybala dal dischetto e si scelga un altro rigorista: con lui si soffre troppo. Stasera è andata di lusso sul rigore, ma Eupalla è dispettosa.


RAMSEY 6 Un poco di campo per non farglielo scordare. Qualche passaggio e qualche fraseggio, stop.


MORATA 7 Il Moratone che assomiglia più a Marione che a CR7. La lotta è il suo mestiere e se la difesa deve ingaggiare duelli rusticani per contenerlo, allora ha dei problemi come quelli che chiamavano Houston (Texas), da solo impegna da 3 a 4 giocatori contemporaneamente. Ha due occasioni nelle quali aggiusta la mira e lo spazio, poi si fionda in area procurandosi un rigore ed alla quarta occasione insacca all’incrocio. I difensori svedesi? Non ci hanno capito una “mazza”


KEAN 6 Il gol lo fa, seppure in fuorigioco. Ha altre due possibilità ma il portiere è bravo molto nell’opporsi. Se non altro in Svezia non ha modo di entrare nell’area Juventina e quindi non combina guasti.


ALLEGRI 7 Messaggio forte e chiaro ai soliti juventini con ormai chiari limiti cognitivi che lo davano per bollito, rincorso da chissà quali voci di esonero. Le uniche voci che costoro percepiscono, sono quelle degli esaltati che farneticano spesso di essere spinti da “voci” non ben precisate, in preda a crisi mistiche che anche i santoni indù troverebbero impossibili da ricondurre alla normalità. Con tutti gli uomini a disposizione, meno Chiesa, il mister cala in campo una squadra più equilibrata e con maggiore personalità, ciò che basta, nel suo 4–4–2, a prendere in mano il bandolo della matassa ed anche in fretta. Con ogni probabilità, la Juventus vista questa sera è quasi la Juve tipo, ricordando ancora una volta l’assenza di Chiesa, dal quale non si può prescindere. E’ balzato agli occhi fin da subito che il grosso lavoro tra sabato e stasera sia stato di carattere psicologico. La squadra bianconera non è uno “squadrone”, ma se la può giocare con tutti e con tutti può ottenere risultato. Alla vigila del debutto in Champions League erano molte le riserve circa la prova che la squadra avrebbe fornito. Se la partita non è stata sofferta, ma risolta in breve tempo, il merito è dei ragazzi di Allegri, pur se per la verità l’avversario ha deluso più del dovuto. Eppure il demerito del Malmoe inizia dove si afferma il merito juventino. Con Allegri in cabina di regia.