Un calcio solido, di pubblico dominio, che sforna campioni e nel quale la parola d’ordine si chiama denaro. La Premier League, o meglio un sistema collaudato e premiato che negli ultimi anni, a partire dal 2017, domina la scena Europea nelle maggiori competizioni Uefa. Non tutto affidato al caso. Argomento di scena, che accomuna tutte le competizioni europee, ma principalmente il calcio italiano, la questione dei diritti TV per il triennio 2021-24. A tal proposito, la Premier è la più equa, Italia fanalino di coda.

I diritti tv hanno assunto un ruolo sempre più importante per il calcio europeo. Cifre sempre maggiori che hanno un impatto importante anche sulla disparità di risorse tra le squadre: non solo però le cifre distribuite, ma anche il modo in cui i soldi vengono distribuiti incidono sull’equilibrio e sulla concorrenza nei singoli campionati. La più equa in assoluto è la Premier League, che nella stagione 2016/17 ha avuto un rapporto di 1:1,6 tra la prima e l’ultima squadra per ricavi. I criteri di distribuzione rispetto agli altri campionati sono simili, ma ci sono un paio di differenze che fanno variare notevolmente il risultato finale.

Tale impatto nella gestione del denaro, negli anni in cui il dominio spagnolo veniva contrastato nella massima competizione europea, è frutto di anni di ponderata e accurata gestione dei ricavi. Dopo aver mancato al primo colpo la finale 2017-18, un Liverpool stellare batte in una finale tutta inglese il Tottenham di Pochettino.

Confrontando la gestione dei ricavi con la Serie A, si evince una visibile disparità che inevitabilmente si riflette sull’equilibrio del campionato. La distribuzione avviene, in Italia, in base alla Legge Melandri, che regolamenta la divisione al 40% in parti uguali, al 30% in base ai risultati e il 30% in base ai risultati, anche storici. Tale disparità rispetto al resto d’Europa obbliga l’Italia ad avvicinarsi ad una maggiore equità nella distribuzione. Il modello dunque è inglese fuor di ogni dubbio.

La presenza assidua nelle fasi finali delle competizioni, certifica che le iniziali perplessità sono state superate. Nello stesso anno del Liverpool era il Chelsea a vincere l’Europa League. Ovviamente non a caso. Una sana e democratica gestione del denaro, o meglio dei diritti TV, ha generato un benessere pervasivo nelle risorse e nelle strutture, la cui ridondanza si riflette nella crescita di giovani di spessore e grande qualità. Calciatori come Foden, classe 2000, Mount, classe ’99, sono di primissimo livello, emblema di un sistema che investe sui giovani e che permette anche alle “piccole” di sfornare giocatori di grande impatto sulla scena internazionale.

La ramificazione delle risorse incide su tutto. Il settore giovanile primeggia per la seconda edizione della Youth League ed è il Chelsea FC a vincere. Le strutture primeggiano nella preparazione, non a caso la condizione fisica delle squadre, soprattutto nelle fasi finali delle competizioni prende la distanza. Unico caso in Italia, il benessere dell’Atalanta, dove il “the” del “Gasp” tra il primo e secondo tempo fa la differenza. Vi è molto da lavorare in questo senso.

La Lega Serie A vuole recuperare l’enorme distacco accumulato negli anni con Premier League e Liga. Al momento non procederà con la creazione di un canale televisivo, ma si limiterà alla media company. La Lega, dunque, comincerà a produrre le partite in autonomia, per poi vendere il prodotto a broadcaster terzi. Questo potrebbe dunque fruttare al sistema-calcio italiano un triplicarsi dei proventi. Ma fondamentale la revisione della ripartizione dei ricavi equamente distribuiti. Necessario per un innalzamento del livello di competitività del nostro calcio. Una speranza, ma soprattutto un obiettivo.