Anteprima

Quattro giorni dopo la debacle interna con il West Bromwich, il Chelsea torna in campo e lo fa per la maggiore manifestazione continentale: questa sera a Siviglia (campo neutro per i noti motivi legati alla pandemia) i blues sfidano infatti il Porto per l’andata dei quarti di finale di Champions League.

Gara importante e delicata che la squadra londinese affronterà dopo la prima sconfitta dell’era Tuchel: la partita di questa sera vale molto, non solo dal punto di vista strettamente del risultato, ma anche da quello psicologico. Le cinque reti subite dalla Baggies, penultima squadra della Premier, dopo due mesi di “quasi perfezione” avranno un contraccolpo sulle sicurezze della squadra? Pochi minuti e sapremo.

Tuchel sceglie Christensen come regista arretrato, James e Chilwell come esterni e affida al trio Mount-Werner-Havertz le velleità offensive. Ancora panchina per Giroud. Conceicao, privo per squalifica dei due maggiori terminali offensivi Sergio Oliveira e Taremi, conferma il solito schieramento tattico, in cui spicca il leader difensivo Pepe e gli esterni Otavio e Corona. Arbitra lo sloveno Vincic.

Gioca il Porto ma segna Mount

Ci vogliono pochi minuti per capire come la disfatta contro il West Brom aleggi ancora nella testa dei ragazzi di Tuchel: quello che approccia la gara è un Chelsea spaesato, abulico e, per la prima volta nell’ultimo periodo, poco organizzato. I blues non riescono a proporre gioco ne a prendere le misure ad un Porto che si fa preferire sia per voglia che per idee; non a caso saranno tutte dei “padroni di casa” le azioni più pericolose della prima parte di gara, dal destro volante di Uribe che sfiora la traversa, alla conclusione ( direttamente da corner) di Otavio su cui Mendy risponderà presente.

I londinesi offrono una pura gara di contenimento e sofferenza, non riuscendo mai ad organizzare un minimo di manovra e a servire i propri terminali offensivi: Werner e Havertz risulteranno a fine frazione spettatori non paganti di un match che vedono scorrere vicino ai loro occhi, ma lontanissimo dal “proprio cuore calcistico”. Il loro compagno di reparto, il ragazzo con la maglia numero 19 di nome Mason, non farà di più, sino al minuto trentadue quando, grazie alla sciagurata lettura difensiva di Zaidu Sanusi, tramuta in rete con un diagonale destro il pallone servito gli da Jorginho.

Il Chelsea passa in vantaggio in maniera inattesa ed immeritata, nella unica occasione degna di tale nome creata in quarantacinque minuti opachi; anche dopo il vantaggio infatti i blues non offriranno altri spunti, mentre rischieranno ancora in paio di occasioni (Corona e Pepe) dove la difesa e Mendy però si faranno trovare pronti. Le due squadre vanno negli spogliatoi con il risultato di 0-1.

I portoghesi non segnano, gli inglesi sì

La prima azione della ripresa, con Werner che spreca di testa il cross di Mount, fa supporre di un secondo tempo diverso da parte dei blues, che invece confermeranno ciò mostrato nei primi quarantacinque: sarà così il Porto a rifarsi pericoloso dalle parti di Mendy, prima con la conclusione di Marega, respinta dal portiere francese, poi con la bella conclusione di Luisi Diaz che termina di un soffio al lato del palo sinistro dell’ex Rennes. Passata l’ora di gioco Tuchel capisce che è giunto il momento di cambiare qualcosa ed effettua un doppio cambio, con l’ingresso in campo di Pulisic e Giroud per l’impalpabile duo tedesco Werner-Havertz.

Le sostituzioni di fatto cambiano poco perchè la quantità di palloni che arrivano ai nuovi è pari a quello di gocce d’acqua nel deserto: sull’unica verticalizzazione che arriverà, firmata Kovacic, il destro di Pulisic si andrà a stampare sulla traversa. I lusitani continuano ad attaccare ma i tentativi, più che diretti a cercare la porta di Mendy, si incentrano sul conquistare, con ogni mezzo possibile, un tiro dagli undici metri.

Sarà soprattutto Marega che, dall’alto dei suoi oltre novanta chilogrammi, si troverà spesso a volare nell’area di rigore avversaria reclamando rigori alquanto improbabili. Quando la gara sembra non sembra aver più storie da raccontare, arriva il raddoppio ospite: sulla palla lunga di Kovacic, il controllo di (uno stremato) Corona è inguardabile e apre a Chilwell una pista che il mancino inglese slalomeggia con stile fino a depositare il pallone in rete.

Il Chelsea vince e mette un timbro importante per la qualificazione. Tra una settimana, sempre a Siviglia, si deciderà chi arriverà in semifinale. Un traguardo che a Londra, da ieri, sembra meno lontano.