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Carlo Ancelotti e Maurizio Sarri sono due allenatori molto diversi tra di loro, sia per la carriera sia per il modo di mettere in campo i giocatori. Da una parte abbiamo il mister di Reggiolo, da sempre abituato a palcoscenici importanti dove è riuscito più di una volta a portare a casa trofei prestigiosi, mentre dall’altra abbiamo la classica gavetta di un uomo arrivato troppo tardi ad alti livelli, ma che comunque in poco tempo è riuscito ad adeguarsi perfettamente ad un calcio completamente diverso dal nostro.

Nel cammino di entrambi si è presentata l’opportunità di allenare non solo il Napoli, ma anche il Chelsea.

Ancelotti fu ingaggiato da Abramovich nel 2009 dopo la rescissione consensuale con il Milan e si rese subito protagonista con la vittoria della Premier League.

Inoltre divenne anche il primo allenatore nella storia dei Blues a conseguire il double Premier-Fa Cup, mentre in Champions fu eliminato dall’Inter del triplette di Mourinho.

L’attuale coach del Napoli poteva vantare su una rosa di tutto rispetto formata da grandi stelle come Drogba o il capitano John Terry o ancora l’immenso Lampard, che rappresentavano la spina dorsale di uno dei migliori Chelsea di sempre. Ancelotti aveva così a disposizione una rosa molto esperta, se pensiamo anche a gente come Essien o Ashley cole e l’abilità di Carletto fu quella di conquistare prima di tutto la fiducia di giocatori comunque navigati, che prima del suo arrivo erano anche poco propensi tattica.

La cosa che salta all’occhio è che Ancelotti decise di accettare la tipologia di calciatori in rosa. Si trattava di una rosa media con una qualità tecnica, seppur alta, indubbiamente inferiore a quella spaziale del suo Milan, ma i calciatori erano molto più fisici.

Ma se Ancelotti avesse avuto in mano il Chelsea di oggi i risultati sarebbero gli stessi di quelli del collega toscano? Difficilmente lo abbiamo visto allenare squadre giovani e senza dei veri senatori, ma la prima parte dell’avventura napoletana suggerisce che Ancelotti non è solo un allenatore da squadre già affermate, ma anche uno che può far bene anche con squadre meno esperte a cui può trasmettere tutta la sua saggezza. La sua bravura fu proprio quella di adattarsi alla tipologia di calciatori già in rosa.

Anche Sarri al suo arrivo al Chelsea ha trovato una rosa di tutto rispetto, che però, al contrario di quella di Ancelotti, è formata da molti giovani e campioni non sempre decisivi. All’ex coach del Napoli mancano senatori e bandiere del club come un Terry o Lampard, che invece erano dei punti fermi per il collega di Reggiolo, e per questo l’ex coach dei partenopei si affida unicamente al suo gioco per superare ogni momento di difficoltà.

Come è stato già dimostrato in Italia il sarrismo non è però inarrestabile e in alcune partite si è sentita chiaramente la mancanza di un paio di uomini più esperti che potessero trascinare i compagni. A differenza di Ancelotti, Sarri non ha trovato una squadra formata per la stragrande maggioranza da colossi. Nonostante vi fossero vari elementi dotati di tecnica, l’allenatore italiano ne ha fatti acquistare altri due a centrocampo. Al fine di creare il giusto mix tra calciatori tecnici, rapidi, potenti od offensivi, a questo Chelsea mancano tuttavia 3-4 elementi. Solo a quel punto il sarrismo potrà davvero entrare a regime.

Probabilmente, a causa della poca esperienza e anche del poco prestigio internazionale, Sarri magari avrebbe avuto delle difficoltà nella gestione di un gruppo di veterani come quello di Ancelotti, che anche grazie al suo background riuscì a far breccia in un gruppo già consolidato.

Ad ogni modo l’allenatore toscano, nonostante sia solo alla seconda panchina importante dopo anni passati nei campionati minori, ha dimostrato in questo primo scorcio di stagione di saper gestire un ambiente molto diverso da quello italiano e anche fenomeni che a Napoli non aveva avuto modo di allenare. Magari Sarri non emulerà il collega vincendo la Premier, perché davanti ha Liverpool e City che viaggiano a un ritmo insostenibile, ma forse il prossimo anno, quando la squadra avrà assimilato del tutto il suo pensiero calcistico e i suoi mille schemi, potrà tranquillamente competere non solo in campionato ma anche in Champions. 

Gianluca Imparato.