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Occhio sornione, cadenza tipica del regista arretrato spagnolo, Villar è un prodotto della sua terra, la Spagna, che ormai da oltre due decenni sforna talenti dai piedi raffinatissimi che però amano far correre il pallone senza faticare troppo a rincorrerlo.

Fonseca, già al momento del suo arrivo, aveva chiesto tempo: lo definiva scafato e veloce nell’assimilare concetti tattici, ma ancora non adatto ai tempi che il calcio italiano impone, soprattutto nella zona nevralgica del campo.

Come biasimare del resto un ragazzo di appena 21 anni passato in un baleno dalla “cantera” del Valencia ai campi di seconda divisione spagnola, fino ad essere catapultato sotto i riflettori della serie A in una piazza oltremodo esigente come quella della Roma giallorossa?

Villar non si è scomposto, ha dimostrato la sua intelligenza e con umiltà ha accettato l’ovvio ruolo da comprimario, passando i primi mesi nella capitale a carpire i movimenti dei compagni di reparto, a rubare con lo sguardo, a velocizzare il suo gioco attraverso esercizi mirati ad uscire dal pressing avversario, a fare sì che alla velocità di pensiero si accompagnasse quella di esecuzione.

Se in campionato mister Fonseca ha ancora qualche remora nello schierarlo tra gli undici titolari, in Europa League Villar è partito titolare in tutte le gare fino ad ora disputate e ha maturato una curiosa e piacevole statistica: con lui in campo la Roma non ha mai subito gol. In 239 minuti giocati nella competizione, sommati a poco più di 25 in serie A, il talento spagnolo non ha mai visto la sua rete violata dagli avversari.

Casualità? Forse sì, forse anche il segno di maturazione tattica di un ragazzo ben lontano dall’aver raggiunto il suo potenziale, ma che prende gradualmente maggiore coraggio e consapevolezza del suo ruolo.

La sua innata pulizia nel palleggio e le geometrie semplici si accompagnano ad una crescente sicurezza nel dettare i tempi di gioco, riducendo la pressione sul comparto difensivo al minimo e azzerando un difetto ancestrale che la Roma ha sofferto in questi anni: l’errore in fase di disimpegno e una certa superficialità nel gestire il pallone nella propria trequarti anche in situazioni di relativa tranquillità.

Sicuramente questa striscia tanto strana quanto piacevole per il ragazzo volgerà al termine ma si ha la sensazione che Fonseca si fidi di più di Gonzalo Villar, che il nativo di Murcia stia pian piano scalando le gerarchie e che il suo minutaggio sia destinato ad aumentare esponenzialmente in questo campionato così difficile, imprevedibile e pieno di defezioni improvvise.