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Chi scrive non ha mai reputato Massimiliano Allegri un bluff. Nel 2014, a seguito del clamoroso addio di Antonio Conte e dell’ingaggio del tecnico livornese, il sottoscritto era tra i pochissimi a pensare che la Juve avrebbe fatto un salto di qualità in Europa. Ero rimasto particolarmente impressionato dalle performance europee di un Milan piuttosto modesto.

Il primo Allegri era un tecnico che garantiva solidità e proponeva un calcio efficace. La finale di Champions 2014/2015 è stata tanta roba. Se il direttore di gara avesse concesso quel rigore su Pogba magari staremmo parlando di un incredibile trionfo. Nell’annata successiva, dopo un primo tempo horror contro il Bayern di Guardiola a Torino, i bianconeri diedero una lezione di calcio ai bavaresi all’Allianz Arena nel ritorno, venendo rimontati solo nel finale.

D’altronde, due finali di Champions, tanti scudetti e varie coppe nazionali sono un pedigree di tutto rispetto per un tecnico arrivato tra lo scetticismo e che ha conquistato buona parte del tifo bianconero e della critica.

Il suo ritorno al timone della squadra bianconera non è coinciso con un cambio di rotta dei bianconeri. Al contrario, la Juve gioca peggio e sembra aver fatto dei passi indietro. Naturalmente incide anche l’addio di CR7. Eppure nelle prime due gare, giocate malissimo, il fuoriclasse portoghese c’era.

E sarebbe puerile reputare brocchi certi calciatori. De Ligt ha strabiliato il mondo con l’Ajax. Il primo Rabiot era un signor centrocampista con il PSG. Arthur ha portato il Gremio alla vittoria della Libertadores ed era titolare nel Barcellona. Chiesa si è infortunato a gennaio, ma con Allegri aveva reso decisamente peggio rispetto a Pirlo. Per non parlare di un Vlahovic devastante alla Fiorentina e autore di 8 gol in 19 partite con i bianconeri.

Max Allegri sembra non essersi aggiornato nel periodo in cui non ha allenato. La Juve non ha mai praticamente convinto come gioco. Inoltre sembra aver perso quel cuore battagliero e quel sacro fuoco che ne contraddistingueva le performance.

Dopo aver fallito tutti gli obiettivi (il culmine è stato il 3-0 in Champions a Torino contro il Villareal), l’allenatore bianconero è andato in escandescenza nella gara di Coppa Italia contro l’Inter. Partita che lascia il tempo che trova, per carità. Per l’Inter il trofeo può essere un brodino caldo se, come probabile, non arriverà lo scudetto. Per la Juve ha certificato invece il primo anno senza trofei dal 2011.

E non si può parlare certamente di squadra a fine ciclo o poco competitiva. Se Bonucci e Chiellini hanno i loro anni, la società ha investito su alcuni dei giovani più ambiti d’Europa. Il centrocampo è lontano dai livelli di quello del 2015, per fare un esempio, ma ci rifiutiamo di affermare che non sia competitivo.

Sarà perché il tecnico non si è dimostrato aggiornatissimo. Sarà perché i cavalli di ritorno non funzionano quasi mai. Fatto sta che l’Allegri 2.0 non ha finora avuto successo. La separazione sarebbe l’ovvio epilogo se il tecnico non fosse legato da altri tre anni di contratto. Naturalmente il solo addio di Cristiano Ronaldo non può giustificare questo scempio.