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Lorenzo Pellegrini è un prodotto del vivaio della Roma, che nei due anni al Sassuolo ha fatto bene al tal punto da essere richiamato in giallorosso nel 2017. La scorsa stagione, con gli alti e bassi del caso, è stata complessivamente positiva, soprattutto alla luce del fatto che Pellegrini è un classe ’96.

L’inizio di quella attuale era stato deludente per la Roma. A settembre già si parlava di grosso equivoco tattico a centrocampo, con Pellegrini difficilmente collocabile nel 4-2-3-1. Il derby ha segnato la svolta: dal suo ingresso in campo il ragazzo ha sfornato una prestazione tutta grinta, non solo per il furbo gol di tacco. A quel match hanno seguito altre prestazioni di livello, fermo restando che la continuità non è ancora il suo marchio di fabbrica. Difficilmente si trovano centrocampisti di 22 anni efficaci e costanti. Pellegrini non fa eccezione, ma l’incostanza fa solitamente parte nel percorso graduale di crescita di un giovane.

Come noto, la clausola del ragazzo è di 30 milioni di euro, prezzo sicuramente appetibile per molti club e una vera bazzecola per i giganti del Manchester United. I Red Devils sono pronti a mettere sul piatto 2 milioni di euro più bonus, cifra che tuttavia Monchi vuole aumentare, rimuovendo la clausola.

Negli ultimi anni, la Roma di Pallotta ha venduto tanti giocatori, ma finora nessuno dei suoi “figli”. Romagnoli è stato un prodotto del settore giovanile, ma non ha nascosto la sua fede laziale. Pellegrini, invece, romano di Cinecittà e romanista, accetterebbe volentieri di rimanere in giallorosso, chiaramente previo rinnovo. L’obiettivo di Monchi è chiudere l’accordo con gli agenti, i quali chiederanno tanto visto l’interesse dello United, eliminando la clausola. Siamo abbastanza convinti che il ragazzo rimarrà alla Roma, anche perché è un elemento che, seppur con molto potenziale inespresso, ha sicuramente dei grossi margini di miglioramento e la società lo sa. Visti anche i prezzi di adesso, perderlo a 30 milioni sarebbe a dir poco deleterio.

Magari Pellegrini non raggiungerà i livelli di un altro figlio di Roma come Daniele De Rossi, ma ha le carte in regola per dare il suo grosso contributo alla storia della Roma dei prossimi 10 anni o anche più.