Mino Raiola non ha peli sulla lingua e, soprattutto non apre mai la bocca per darle fiato. Intervenuto a Roma nel corso della Italian Association of Football Agents (IAFA) di cui è presidente onorario, il “super” procuratore ha parlato anche del suo assistito, quel Mkhitaryan che dopo un buon inizio si è perso per la seconda volta durante la gestione di Mourinho.

L’armeno è stato preso in grande considerazione dall’inizio dell’anno partendo sempre titolare nell’undici giallorosso ma, complici una serie di prestazioni di basso livello, è stato rimpiazzato da El Sharaawy, in ottimo stato di forma e sicuramente più incisivo di Mkhitaryan, apparso spaesato e avulso dal gioco soprattutto contro le grandi. Problema di posizione? Problema di propensione al sacrificio?

Il numero 77 giallorosso non ha nascosto la sua voglia di terminare la sua carriera dove la sua ascesa è iniziata, cioè a Dortmund, in quel Borussia che è stato il trampolino di lancio di una carriera passata tra Bundes, Premier League con Manchester United (di Mou) e Arsenal ed infine in maglia giallorossa.

Classe tanta, continuità poca. Mkhitaryan ha mostrato solo a sprazzi quello di cui è capace, la sua abilità di leggere le fasi offensive ed inspirare i compagni si è manifestata principalmente sotto la gestione di Fonseca durante la scorsa stagione, quando inanellò una serie di prestazioni di altissimo livello giocando da seconda punta o trequartista alle spalle di Edin Dzeko.

Raiola, preso atto delle parole del suo assistito e della sua stella cadente nelle gerarchie giallorosse, ha lanciato come di suo solito e come è suo stile, benzina sul fuoco con un ermetico: “Dovete chiamare la Roma. Io sono qui per l’associazione. Non sono qui per fare il mercato”. Una dichiarazione, per un personaggio che ama avere pieno controllo sui suoi assistiti, che lascia spazio a ogni genere di interpretazione, anche se sanno molto di allontanamento tra le parti.