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Abbiamo rispolverato un thread su Twitter nel quale il giornalista Fulvio Santucci spiega la situazione plusvalenze:

“Quando parliamo di plusvalenze fittizie, valutazioni gonfiate e torbide dinamiche correlate non ci diciamo nulla di nuovo. Un viaggio negli ultimi 15 anni di Serie A ci confermerà che è pratica usuale, accettata e consolidata in tutto il sistema. Quando inizia questa storia, almeno pubblicamente, il calcio italiano è già in emergenza. La miniera d’oro dei diritti TV è ormai stata tutta erosa in ingaggi e cartellini. Senza più un ritorno, i club iniziano a concordare artifici finanziari”.

“Il bubbone scoppia a fine 2004. A scoperchiare il vaso di Pandora è il presidente del Bologna Gazzoni Frascara, che a dicembre presenta alla GdF un dossier di 22 pagine che spazia dalle false fidejussioni alle, appunto, plusvalenze fittizie. Nel mirino finiscono subito Sensi, Tanzi e Cragnotti. Il sistema scoperto allora, oggi non suonerà anomalo, era semplice: i calciatori venivano ceduti prima della chiusura del bilancio e riacquistati subito dopo. Spese e trasferimenti fittizi che costituivano saldi negativi, erano spostati contabilmente sempre all’anno successivo.

“Qualche esempio pratico: Nel 2001 la Roma cede al Torino 3 sconosciuti giovani per 24,5M. La valutazione di uno di loro passa da 11M a 60mila Euro in due anni. Nel 2003 Inter e Milan si scambiano 8 primavera registrando 13M a testa di plusvalenza.

“E anche le ora defunte comproprietà ammiccano al trucco. La Juve nel 2002 cede Brighi al Parma facendo plusvalenza di 9M e riacquista metà cartellino a 5M un mese dopo.  Roma e Messina si scambiano la metà di tali Giambruno e Guastalla, con plusvalenza di 2,5M per entrambe. Queste operazioni unite a mancati pagamenti tributari verranno definite Doping Amministrativo, termine coniato da Giraudo. Riguarda più o meno tutti, a scopo di attenuare il rosso cronico e nel contempo evitare ricapitalizzazioni annuali”.

“Interviene così il decreto salvacalcio. Il decreto salvacalcio (governo Berlusconi) permette ai club di spalmare ammortamenti su 10 anni anziché su anni di contratto calciatori. L’esposizione scende da 1318 a 413M. Chi non ne usufruisce, come la Juve, risolve cedendo “ad elastico” un ramo di azienda (plusvalenza 32M)”.

“Con la UE che riduce da 10 a 5 anni lo spalmadebiti dichiarandolo incompatibile, dal 2005 alcuni club (tra cui milanesi e romane) iniziano a scorporare il marchio cedendolo alle loro controllate. Ancora una volta l’organo di controllo del settore (Covisoc) sorvola. Poi scoppia Calciopoli e il caso plusvalenze inizia a perdere interesse soprattutto mediatico. Si chiuderà nel 2010 con pene molto leggere, soprattutto pecuniarie, prescrizioni, ricorsi accolti. La mappa del potere del calcio, nel frattempo, è quasi completamente cambiata”.

“Tuttavia non cambia molto nei fatti dopo quella data: attraverso le comproprietà si formano assi consolidati (Juve-Udinese, Milan-Genoa, Inter-Parma) che permettono valutazioni comode per tutti. Pagheranno più avanti queste mosse soprattutto club minori (Vicenza, Cesena, Chievo). Con la fine delle comproprietà (2015), i club si riorganizzano iniziando a sdoganare sempre più la formula della cessione con riacquisto (Recompra) che è di fatto una comproprietà 2.0. Anche le sinergie affaristiche tra società “amiche” restano consolidate e le vediamo tuttora”.

“Inutile perciò affannarsi ora a scoprire falle nel sistema: la falla è il sistema stesso, da almeno 20 anni. Resterà tale fin quando il calcio italiano non sarà in grado di generare profitti, per cui servono investimenti tuttora fermi. Fino ad allora, vedremo artifici contabili”.

“La cartina tornasole del reale stato in cui versa il calcio italiano sono le categorie inferiori e gli eventi, quasi mai sportivi, per cui sono diventate note: da metà Serie B in giù, oggi, il calcio è clinicamente morto. Il resto è conseguenza”.