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Ormai il calciomercato ha preso una strana deriva. Quello che fino a poche stagioni or sono era il luogo deputato a costruire le squadre, in funzione degli obiettivi stagionali prefissati da presidenti e direzioni sportive, s’è trasformato sempre più in una sorta di circo, in cui si esibiscono top player, presunti tali o semplici fenomeni da baraccone.

La cosa davvero triste, dell’incredibile carrozzone che sovrintende questo spettacolo indecoroso, è la circostanza secondo cui sono sempre meno gli acquisti e le cessioni che hanno un reale fondamento tecnico-tattico.

La stragrande maggioranza delle operazioni, infatti, esula la necessità di rinforzarsi. Talvolta, ci sono trattative che determinano addirittura un indebolimento, se non un vero e proprio ridimensionamento, nei progetti di chi le porta a compimento. Questo perché il calcio è diventato il territorio di caccia per filibustieri e speculatori, interessati più a compiere scorribande economiche-finanziarie, piuttosto che inseguire conquiste sportive, si manifestino esse in titoli capaci di rimpinguare i palmares oppure semplici piazzamenti, utili comunque per reiterare il business.

Poiché al peggio non c’è mai fine, appare evidente l’incapacità dei commedianti, attori protagonisti in questa tragicomica rappresentazione, di tutelare gli interessi dei tifosi i quali, perfino ingenuamente, sognano ancora, nelle due finestre dedicate alla compravendita dei calciatori, che la propria squadra del cuore “azzecchi” i rinforzi necessari affinché abbia successo, sul campo.

Dove successo, nei club di livello Top significa, ovviamente la possibilità di vincere trofei. In quelli più piccoli, invece, semplicemente ottenere la salvezza, al fine di restare nel business. Così, in un’ottica prettamente “mercantile”, diventa irreversibile il solco che s’è scavato tra le fantasie dei semplici tifosi e gli interessi stridenti dei manovratori del gioco. Non più la società, vero contraente “debole” nel rapporto tra le parti, nonostante sia titolare di un contratto liberamente sottoscritto e depositato in Lega. Bensì, il procuratore e lo stesso calciatore.

L’errore più grave compiuto in questi anni da Presidenti e Direttori Sportivi è stato quello di non comprendere il nesso di consequenzialità che esiste tra ciò che succede in campo ed i loro principali canali di fatturato. Ovvero, la vendita dei biglietti al botteghino e la pubblicità derivata dagli investitori (sponsor e partner commerciali).

Questo perché la più grossa fonte di foraggiamento delle società è diventato il cd. “stadio virtuale”, che in definitiva domina i maggiori campionati europei. La preponderanza, in talune casi, perfino la prepotenza di chi detiene i diritti televisivi, ha fatto perdere il nocciolo della questione. La chiave di tutto è sempre quello che succede in mezzo al campo. E se monti e smonti la squadra senza una reale necessità tecnico-tattica, ma solamente in funzione di una presunta utilità economico-finanziaria, prima o dopo, ti ritrovi in acque torbide e fangose.

Tralasciando (almeno per il momento…) l’insipienza degli organi istituzionali – Federazione, Lega Calcio e Associazioni varie – deputati al controllo ed alla tutela del “sistema calcio”, è sotto gli occhi di tutti, fatta eccezione di chi, quegli occhi, preferisce tenerli chiusi, piuttosto che girarsi dall’altra parte, per tutelare privilegi personalissimi o interessi di categoria, come il mercato delle prestazioni sportive abbia subito una notevole mutazione.

A questo punto, comandano, da un lato, gli Agenti, sempre più spregiudicati. Dall’altro, i giocatori, che hanno sacrificato la propria identità, per rincorrere ingaggi sempre più alti, accettando supinamente, in nome del “Dio denaro”, di subire trattative e/o trasferimenti senza ribellarsi, trasformandosi – de facto – in “soggetti mobili di mercato”.

Quello che sta succedendo con Higuain al Milan è emblematico della deriva che sta prendendo il mercato. E poiché una situazione sostanzialmente analoga la sta vivendo pure il West Ham con Arnautovic, appare evidente che, quando si tratta di ingaggi sontuosi, un determinato modo di comportarsi assai poco etico da parte dei calciatori, strafottenti del vincolo contrattuale ed irrispettosi della passione dei tifosi, risulta essere una emblematica consuetudine, ben consolidata, non soltanto nel nostro campionato.

A testimonianza che, quando si tratta di amoralità, ogni mondo è paese. Il bagaglio di Higuain e Arnautovic è già pronto da qualche giorno e poco interesse nei due centravanti ha destato il fatto che le squadre per la quale sono ancora tesserati avessero degli impegni agonistici. Alla vigilia della Supercoppa italiana, una diplomatica influenza ha sottratto Gonzalo dalla finale di Gedda, consentendogli di accomodarsi in panchina, salvando almeno le apparenze. Oggi, invece, Rino Gattuso ha preferito semplicemente estrometterlo dalla lista dei convocati per la trasferta di Genova, motivando così la sua decisione. “Voglio solo persone che sono pronte a livello mentale per venire a fare la guerra con noi, Gonzalo oggi non lo era…”.

Anche Arnautovic vuole rinnegare la scelta di vita, fatta appena due estati fa. Non sente ragioni ed esige fortissimamente di andare in Cina. Del resto, lo Shanghai ha offerto ben 35 milioni di sterline al West Ham per il cartellino del 30enne austriaco, quasi il doppio di quello che è stato pagato un anno e mezzo fa allo Stoke City, oltre a garantire un contratto quadriennale da 40 milioni di sterline complessive al giocatore, triplicandogli lo stipendio (quello attuale si aggira sui 3 milioni e 650 mila sterline a stagione). Gli Hammers hanno rifiutato la proposta. Innescando la reazione del centravanti austriaco, che alla vigilia della gara di Bournemouth, s’era compromesso: “Non me la sento di giocare…”.

La reazione del tecnico del West Ham, Manuel Pellegrini, non s’è fatta attendere. Prima ha accusato pubblicamente il suo centravanti, dichiarando in conferenza stampa che il mercato ne stava condizionando il rendimento. Poi ha liquidato l’ipotesi ventilata dal suo stesso giocatore di tirarsi volontariamente fuori dalla contesa: “Non penso che si rifiuterà di scendere in campo…”. Morale della favola, Arnautovic contro il Bournemouth era regolarmente al suo posto. Due modi diversi di affrontare lo stesso problema, con un finale assai diverso. Ma comunque dal sapore amaro, tanto per i tifosi del Milan, quanto per quelli del West Ham, costretti a vedere i propri beniamini indossare i loro colori come una vera e propria camicia di forza!!!

Francesco Infranca