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Dopo la grandiosa stagione a Parma (19/20), conclusa con 39 presenze, 10 gol e tanti assist, si parlava già di “predestinato”. Etichetta che nel mondo del calcio, specialmente attribuita ai giovani, non ha quasi mai portato bene. Anche perché poi, in sostanza, non significa niente. Dejan Kulusevski può essere definito come uno dei più grandi misteri della nostra Serie A, da quando è sbarcato alla Juventus l’estate scorsa. Pagato la bellezza di 35 milioni di euro più bonus, il talento svedese ha vissuto più bassi che alti in questo biennio, anche se non è ancora finito.

Da quando i bianconeri hanno investito su Matthjis De Ligt per 75 milioni di euro nel 2018, è stata tracciata una linea verde di ringiovanimento della rosa, da cui si sono susseguiti gli acquisti di Kulusevski, per l’appunto, di McKennie, di Chiesa, di Demiral (ora in prestito secco all’Atalanta senza nessun obbligo), fino ad arrivare a quelli più recenti di Kean, Kaio Jorge e Locatelli.

Che la Juve stia ricostruendo le fondamenta, il suo zoccolo duro, puntando giovani non può che essere la strada più giusta per ripartire, considerando le svariate età dei Chiellini, Bonucci, Cuadrado, Alex Sandro e tanti altri. Ma, guardando l’altra parte della medaglia, il rischio è quello di aspettarli per troppo tempo rimanendo a secco di vittorie e trofei che caratterizzano il DNA juventino. Perché se vincere è “l’unica cosa che conta“, allora la pianificazione per fare anni di transizione senza aspirare a nulla – se non a far crescere i giovani ragazzi acquistati per cifre esorbitanti – non avrebbe senso. Premessa doverosa fatta, Kulusevski si è ritrovato probabilmente nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Arrivato in un momento critico che ha segnato un patatrac generale tra campo e dirigenza per via di acquisti sbagliati ma soprattutto per l’esonero di Sarri e l’ingaggio del neopatentato Andrea Pirlo, fino ad arrivare all’ennesimo cambio con Allegri, lo svedese non ha mai convinto del tutto.

COLPE NON SOLO SUE

Le colpe, sicuramente, non possono addirsi solamente sul suo conto. Con Pirlo il classe 2000 veniva schierato principalmente come punta di sostegno a Morata o Cristiano Ronaldo nel 4-4-2, un ruolo in cui non c’entrava assolutamente niente. E infatti il rendimento altalenante è stato sotto gli occhi di tutti. Poi è stato spostato come esterno destro tutta fascia, dovendo più rincorrere all’indietro che in avanti. Nel complesso, però, la stagione 20/21 l’aveva conclusa con 47 partite disputate e 7 reti; un bel biglietto da visita considerando età e il cambio maglia importante. L’auspicio per la seconda annata era che Allegri lo mettesse nelle migliori condizioni per farlo rendere, visto che il livornese è un maestro nel rivitalizzare i giocatori (guardate Bernardeschi).

Dopo 6 mesi, la situazione pare non essere cambiata: solamente 609 i minuti giocati in Serie A da Kulusevski e 80 in Champions League, per un complessivo di 19 presenze e una sola rete, decisiva, tra l’altro, contro lo Zenit a San Pietroburgo. Nel marasma tattico e generale che ha contraddistinto l’inizio di stagione della Juventus, con Max che cambiava moduli ad ogni partita, adesso la solfa sembra essere cambiata: il passaggio al 4-2-3-1 si sta rivelando congeniale per le caratteristiche dei giocatori nella rosa bianconera, e proprio Kulusevski potrebbe giovarne di più. A Parma D’Aversa lo schierava come ala destra pura nel 4-3-3, dandogli ampia libertà di movimento quando aveva la palla; con Allegri può succedere la stessa cosa.

In queste poche partite giocate dalla Juve sulla base del nuovo modulo, il rendimento di Kulusevski pare essere più impattante: lo vediamo nel gol di Dybala a Salerno, con la Joya che scambia con lo svedese che aveva stretto il campo da destra per ridargli il pallone di ritorno. Anche col Genoa il ragazzo sembrava molto più convinto di cosa fare quando aveva la palla in quella sua posizione di “esterno avanzato”, chiamiamolo così.

LA JUVE PUO’ SACRIFICARLO, ECCO A CHI POTREBBE SERVIRE IN SERIE A

Il mercato di gennaio della Juventus si prevede movimentato ma anche assai complicato. La priorità di Cherubini e Nedved è trovare una punta che garantisca una buone dose di gol, quelli che mancano nelle corde as Alvaro Morata. I nomi che circolano sono quelli di Icardi, Martial e Cavani, oltre al sogno Vlahovic. Ma molto dipenderà dalle cessioni. Sia chiaro, la Juventus non vuole privarsi di Kulusevski; sia per il valore del giocatore in sé nonostante le mille difficoltà, sia per il grande investimento fatto nel gennaio 2020. I principali indiziati a lasciare sono Aaron Ramsey e Arthur. Ma proviamo a capire a quale squadra di Serie A farebbe comodo il classe 2000.

La Fiorentina è quella che più si è fatta avanti, in termini di gradimento per il giocatore. Nel 4-3-3 di Italiano Kulusevski ci starebbe benissimo, considerando il modo di giocare veloce e intenso della viola. E poi anche in termini di soluzioni: Callejon può garantire fino ad un certo punto, mentre Nico Gonzalez si sposa meglio a sinistra che a destra. Lo svedese, dunque, calzerebbe a pennello nello scacchiere toscano. Il Milan che punta notevolmente sui giovani ci potrebbe fare un pensiero; la squadra di Pioli sfrutta tantissimo i suoi esterni offensivi, vedasi Leao a sinistra che è una costante. Con i soli Saelemaekers e Messias di ruolo, l’innesto di Kulusevski andrebbe a rimpolpare con grande qualità le manovra rossonera.

La Lazio è un’altra squadra che si trova scoperta nel ruolo di ala destra. Felipe Anderson rende meglio a sinistra, visto che ha la possibilità di rientrare e calciare col destro; Pedro lo stesso e Zaccagni anche. A destra manca uno di ruolo, un giocatore più disciplinato che possa fare la differenza con la sua qualità tecnica che piace tanto a Maurizio Sarri. E Kulusevski rientrerebbe benissimo in questo parametro. Per quanto riguarda le altre formazioni: l’Atalanta è completa in tutti i reparti; il Napoli può vantare di Politano e Lozano; mentre la Roma in quella posizione ha un certo Nicolò Zaniolo da ritrovare. L’Inter non la indichiamo neanche come papabile pretendente, visto che ha un modo di giocare che non si addice minimamente alle caratteristiche di Kulusevski. Fuori dai confini italiani, a Londra, sponda Arsenal, Dejan piace molto. Gennaio il mese della verità.

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