Una vita intera passata a difendere una sola maglia. Dopo 25 anni al servizio del Milan, Paolo Maldini si ritirava il 31 maggio di 12 anni fa. Quel giorno il calcio perse il difensore più forte di sempre.

Un ragazzino fenomenale– La storia di Paolo inizia nel 1978, quando, a soli 10 anni, entra nelle giovanili del Milan. Fin da subito appare diverso dagli altri ragazzi per impegno, dedizione e persino talento. E così, ad appena 16 anni, esordisce in Serie A, subentrando a Sergio Battistini. L’inizio di questa epopea è però travagliato: tante, troppe per un sedicenne, le accuse di essere un raccomandato; il tutto perché figlio di Cesare Maldini, ex icona dei Rossoneri. Ma il talento ripaga, e già dalla stagione successiva, con l’arrivo di Sacchi, diviene un titolare.

Trofei e una fascia particolare– Da qui in poi Maldini apre un ciclo di vittorie invidiabile dalla stragrande maggioranza dei calciatori. Infatti solo nell’era di Sacchi e Capello vince 5 campionati; 4 Supercoppe italiane; 3 Champions League; e infine 3 Supercoppe Uefa. Nel 1994 arriva pure terzo nella classifica del Pallone D’oro, consacrando la sua carriera come difensore migliore al mondo, se non di sempre. Tre anni più tardi ottiene, dopo il ritiro di Franco Baresi, la fascia di capitano. Paolo si dimostra un leader esemplare, con il benvolere di tutta la squadra dalla sua parte.

“Per essere grandi campioni bisogna essere coerenti, anche fuori dal campo e non basta il talento. Uno che non salta mai l’allenamento, che arriva sempre puntuale, che fa il suo lavoro e che rispetta ogni regola. Per questo Maldini è stato il più forte al mondo, perché era sempre sul pezzo”

-Gennaro Gattuso

Cadute e rivincite– In seguito a un periodo senza trofei, l’arrivo di Ancelotti da un nuovo volto a una squadra di fenomeni. Nel 2003 arriva la quarta vittoria in Champions League, nella finale di Manchester contro la Juventus. 40 anni dopo la vittoria in Coppa Campioni del padre a Wembley, la storia si ripete con Paolo. Ma come tutti, anche Maldini, difensore perfetto, ha una caduta cruciale. Il 25 maggio del 2005 si gioca a Istanbul la finale di Champions tra Milan e Liverpool. La storia è leggendaria: dopo il vantaggio di 3 gol a fine primo tempo, i Reds rimontano e, ai rigori, vincono la partita. Qui cominciano i risentimenti della Curva Sud verso il Capitano. La vendetta di Atene sul Liverpool di due anni dopo non colma la tensione tra le due parti.

L’addio– 25 anni dopo la prima partita, il 31 maggio del 2009 Paolo gioca la sua ultima partita col Milan. Fiorentina-Milan è l’atto d’addio del difensore più forte di sempre. Al di là del risultato, finito 0-2 per i Rossoneri, al fischio finale sono le lacrime e le emozioni a far parlare. Il Milan perse il capitano più iconico, i tifosi persero la loro bandiera e tutto il calcio perse un giocatore leggendario, un fenomeno bello da vedere in campo. Però a rovinare tutto ci pensarono un gruppo di ultras, che non solo inneggiarono il nome di Baresi, per infastidire Paolo, ma fischiarono e insultarono pure un giocatore che per tutta la carriera non ha fatto altro che amare la maglia del Milan. D’altronde la piccola fetta di ultras non sminuì il bellissimo, ma tragico, momento d’addio. Ormai 12 anni son passati da quel momento.

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