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Nel mondo del calcio sta prendendo piede una strategia che negli Stati Uniti è prassi comune: il mercato dei “free agent”. Tolisso, Belotti, Dybala, Perisic, lo stesso Mbappè fino al rinnovo con il PSG e tanti altri hanno deciso di svincolarsi per essere padroni del proprio destino e non dipendere dalle scelte e dai vantaggi economici che riguardano le squadre. L’ultimo step della sentenza Bosman, che nel 1995 ha rivoluzionato il calcio e ha “liberato” i giocatori dalla prigionia delle squadre, ha portato talmente tanto potere nelle mani dei giocatori (e di chi ne fa le veci) da consentirgli di arrivare a poter scegliere la loro destinazione.

Il risultato di questa politica è la rarefazione della proprietà dei cartellini, che stanno assumendo un valore individuale e che stanno mettendo le società con le spalle al muro. La convenienza economica dello svincolo a parametro zero è molto semplice. Il giocatore, oltre all’ingaggio, può chiedere un entry fee che entra direttamente nelle sue tasche senza passare dal club, aumentando i propri guadagni in maniera esponenziale.

Raiola e Ibra, il binomio che per prima ha introdotto il concetto di commissione all’interno di una trattativa

L’usanza della cosiddetta “commissione” è stata introdotta da Mino Raiola ai tempi di Ibrahimovic ed ha assunto, nel tempo, un plusvalore troppo importante per il tornaconto di procuratori e degli stessi atleti che, ingolositi dal guadagno extra, sempre più spesso decidono di portare il loro ingaggio a scadenza contrattuale per poi vendersi al migliore offerente.

Non discutiamo il valore etico di questa nuova frontiera del calciomercato, ma è certo che i “free agent” in questo momento stanno approfittando di un vuoto normativo che consente loro di avere “bonus” ai limiti della decenza, corrisposti oltre all’ingaggio annuale. Mbappé ha tracciato la strada anche in sede di rinnovo con la stessa squadra, flirtando con il Real Madrid salvo poi redimersi a suon di milioni (oltre cento oltre l’ingaggio) versati dal PSG per convincerlo a rimanere all’ombra della Tour Eiffel.

LE CONTROMOSSE DELLA FIFA PER TOGLIERE POTERE AI PROCURATORI

La FIFA sta cercando di porre rimedio alla quantità industriale di soldi che vengono “dispersi” in commissioni e che, di fatto, “escono” dal circuito calcistico indebolendo il sistema. La bozza di normativa prevede che dal primo giugno un agente che rappresenta sia il giocatore che il club acquirente – cosa che avviene sempre più spesso – potrà guadagnare un massimo del 3% di commissione. La commissione massima che un rappresentante potrà ricevere in assoluto sarà del 10%, ma a patto che il procuratore lavori solo per la società che vende. La legge, che ha suscitato ovvie polemiche nella categoria che vedrà stroncati i propri guadagni, sarà un primo freno per mantenere i soldi all’interno del circuito e arginare l’emorragia di bonus che stanno indebolendo le società, privandole di ogni velleità sui giocatori.

Non molto tempo fa, la batteria di giocatori sotto la procura di Mino Raiola fu sarcasticamente definita “Raiola FC” tanta era la pressione esercitata dal procuratore sulle squadre e sugli atleti stessi. Che la FIFA abbia deciso di porre un freno è giusto, purché sia ferreo e non si presti a facili escamotage: il numero di “free agent” nel frattempo si è gonfiato in maniera esponenziale. Basterà il tetto sulla percentuale dei procuratori (ma attenzione, non dei calciatori), a fermare questa pericolosa moda?

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