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L’arrivo di Giovanni Di Lorenzo dall’Empoli libera uno tra Kévin Malcuit ed Elseid Hysaj. L’albanese pare essere l’indiziato numero uno per la cessione. Vediamo di capire perché, partendo da un presupposto. Giugno non segna soltanto la fine del campionato, ma pure l’inizio della girandola su voci e rumors di mercato, mentre la stragrande maggioranza dei giocatori ha già raggiunto località balneari e destinazioni esotiche per ricaricare le pile, tra stravizi culinari e serate by night, impossibili durante l’anno. Questo è il momento in cui ciascun allenatore si riunisce con il suo staff, ed in accordo con proprietà e direzione sportiva, cominciano a considerare gli interventi da fare in materia di acquisti più o meno necessari e cessioni dolorose. Riprende il calciomercato, quindi, una sorta di Grande Fratello nel quale svolge un ruolo determinate il proliferare di bugie e fake news che accompagneranno fino a settembre le notizie di volta in volta dal sapore suggestivo o insignificante, capaci di costruire praticamente sul niente mischiato con il nulla, il maggior numero possibile di negoziazioni credibili, anzichè sconclusionate. Urge riflettere, innanzitutto, sulle linee guida da seguire per la costruzione delle squadre per la prossima stagione, inseguendo piste calde, accelerazioni nelle trattative e brusche frenate. E da questo punto di vista, Carlo Ancelotti pare abbia idee ben precise sui ruoli da rinforzare. Al contempo, è consapevole di quanto sia necessario valutare attentamente la convenienza ad avere in rosa quei calciatori poco funzionali alle sue strategie o sofferenti per l’utilizzo a singhiozzo.

Polemica dialettica e bacheca da riempire

La situazione di Hysaj è l’esempio perfetto di come le regole del calcio possano essere strane. Certe volte addirittura sorprendenti. L’albanese, che ha il contratto in scadenza 30 giugno 2021, rientra nella casistica degli insoddisfatti. E’ scontento, infatti, per il minutaggio limitato, nella sua prima stagione alle dipendenze dell’allenatore di Reggiolo. Il Napoli, dunque, deve mettere in preventivo una dolorosa, ma tutto sommato, necessaria cessione, prima della naturale risoluzione del vincolo, onde evitare di perdere il laterale destro a parametro zero. L’alternativa, sarebbe quella di sedersi a tavolino per parlare di rinnovo e contestuale aumento con il suo procuratore, Mario Giuffredi. Circostanza assai poco probabile, dopo le dichiarazioni dell’albanese circa la sua volontà di battere piste professionali alternative a quella partenopea, per cercare di rimpinguare la sua esigua bacheca, in termini di tituli vinti. Parole che sanciscono probabilmente la fine prematura del rapporto tra Hysaj e la maglia azzurra. La schermaglia dialettica innescata a distanza con la società, nella quale lo strumento della dichiarazione polemica, infatti, viene usata in maniera strumentale, come strategia usurante, per forzare la cessione, non sembra fare altro che anticipare per il terzino un futuro più o meno prossimo lontano da Napoli.

Inadattabilità tecnico-tattiche e null’altro

Durante la precedente gestione tecnica, Hysaj era praticamente un intoccabile. Viceversa, quest’anno, orfano della “protezione” del suo storico mentore, Maurizio Sarri, è apparso assai meno brillante, quasi a disagio, palesando una serie di inspiegabili amnesie. Nell’arco della stessa partita, ha alternato giocate di spessore, estraniandosi immediatamente dopo, per larghi tratti, dalla contesa. A preoccupare di più, però, non sono i paurosi cali di concentrazione, ormai proverbiali. Tantomeno le evidenti difficoltà nel garantire una sufficiente copertura difensiva. Una situazione già di per sé intollerante, che si associa ai limiti nei fondamentali tecnici. Il problema irrisolvibile è legato proprio all’interpretazione del ruolo in chiave “moderna” richiesta da Ancelotti ai suoi esterni bassi: giocatori propensi a produrre gioco, abili nel dare ampiezza alla manovra, alzandosi in fascia, per attaccare continuamente lo spazio davanti, a sostegno della manovra offensiva e creare vantaggiose situazione di uno contro uno. Tutte mancanze attitudinali che hanno alimentato più di un dubbio sull’effettivo valore dell’albanese, determinandone il progressivamente scivolamento ai margini delle rotazioni. Così, in pochissimi mesi è passato dall’essere il titolare inamovibile della fascia destra, all’obbligo di alternarsi con Malcuit in campionato. Con l’aggravante di un ruolo da mera comparsa in Champions League, alle spalle di Maksimovic.

In questa stagione, almeno nelle serate dedicate alla Coppa dalle Grandi Orecchie, Ancelotti ha cercato di risolvere l’annoso problema del laterale destro disegnando un classico, seppur solo apparente, 4-4-2 in fase di possesso. Pronto a trasformarsi in un atipico 3-4-3appena il Napoli entrava in possesso della palla. Maksimovic è diventato il protagonista delle notti europee: originariamente schierato nell’insolito ruolo di terzino, il serbo si preoccupava di stringere sempre al centro, affiancandosi ad Albiol, in maniera tale da formare, con Koulibaly, una vera linea a 3. Un accorgimento strategico perfetto per esaltare le doti in marcatura del centrale serbo, consentendo agli azzurri di difendere in spazi ridotti, proteggere l’imbuto difensivo in caso di transizioni negative, ed evitare corse lunghe per coprire la profondità. Se Ancelotti, in Europa, ha optato per adattare un centrale di ruolo, in luogo di un laterale puro, appare evidente quanto poco si fidasse di Hysaj in un contesto altamente qualificato e competitivo com’è la Champions League.

In definitiva, nel sistema di gioco voluto Carletto per la sua squadra, il ruolo di terzino deve avere una identità tecnico-tattica delineata da caratteristiche ben cristallizzate. Ecco perché Hysaj appare sempre più lontano da Napoli…

Francesco Infranca