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Non c’è mai stato un numero nove più… nove di Inzaghi: rapace d’area di rigore, il suo stile di gioco è stato ben riassunto da una frase che ne riassume tutte le qualità: “Se si gioca una partita in cento contro cento dentro un campo di calcetto, il primo gol lo segna Pippo Inzaghi.”

SuperPippo era così, viveva per il gol e se qualcuno ha qualche dubbio rivedesse la disperata corsa di Barone al suo fianco in Italia-Repubblica Ceca dei Mondiali 2006: è probabile che il centrocampista stia ancora aspettando l’assist. Inzaghi ha saltato Cech e ha depositato in rete, tanta era la voglia di mettere il suo timbro su quel Mondiale.

Oltre ad essere tutto questo, il centravanti piacentino indossava la 9 del Milan, degno erede di Van Basten forse non per classe ma capacità realizzativa fuori dal comune. Il problema è che dopo di lui quel numero al Milan è diventato una maledizione che al confronto quella di Bela Guttman è una simpatica barzelletta.

Pato a Matri, passando per Destro, Torres, Luiz Adriano, Lapadula, Andre Silva, Higuain, Piatek e Mandzukic: una sfilza di nomi più o meno noti e più o meno di classe hanno provato a dare dignità al numero del centravanti per eccellenza. Chi per sfortuna, come Pato devastato dagli infortuni, chi per capacità limitate, chi perché quella maglia pesava troppo.

Tutti hanno fallito miseramente tanto che Ibra, una volta ritornato, si è accontentato prima di un anonimo 21 e poi di un più rassicurante 11: il “Dio svedese” non è superstizioso ma di stuzzicare la Dea bendata proprio non ne aveva voglia.

Di tutt’altro avviso Giroud, nuovo acquisto presentato oggi, che invece ha scelto proprio di andare contro la “cabala” e di rendere onore ad una maglia che fino ad Inzaghi era forse la più ambita e la più prestigiosa della storia del Milan.

Un augurio al centravanti francese che, oltre ad aver dimostrato di non tener conto della scaramanzia, dovrà caricarsi sulle spalle l’attacco del Milan, aiutato da Ibra. Vincendo la maledizione della numero 9.